Mentre in Usa si susseguono gli episodi di violenza in scuole e uffici, i gioielli con marchio K/ller creati a New York, vanno a gonfie vele ♦
Il nome K/ller fa subito pensare a un thriller oppure a una serie televisiva a base di assassini seriali e detective. Invece il nome è la fusione di quello di due designer: Katie DeGuzman e Michael Miller, ex allievi della Parsons School of Design di New York City. La K/ller Collection ha, in ogni caso, uno stile aggressivo, ribelle, volutamente grezzo. Katie ha iniziato la sua carriera nel mondo dei gioielli quando ha acquistato un braccialetto per nascondere un tatuaggio dalle critiche materne.

Così ha conosciuto il partner con cui ha iniziato a lavorare. Che sia una coppia trasgressiva lo si capisce anche dai materiali utilizzato. Ok, c’è anche l’oro, ma non mancano metalli ossidati, grezzi, e fauci di pesce, punte di freccia, corna, pelle, stalattiti, petali, aculei di porcospino e piume. Loro dicono di fondere un processo di decostruzione con la scultura, decadimento e rinnovamento, androginia e femminilità. La maggior parte dei pezzi sono realizzati a mano da Katie e da Michael al CFDA (un fashion incubator), un monolocale nel centro di Manhattan. Piacciono. Il loro marchio è riconosciuto a livello mondiale ed è venduto da Helmut Lang, flagship store internazionale. I gioielli sono attualmente distribuiti in oltre 50 punti vendita in tutto il mondo. Di recente K/iller ha lanciato una campagna di sostegno al moviment Black lives matter.




