Storia del gioiello: il design della britannica Wendy Ramshaw, tra fantasia e rigore geometrico.
Il design ha tante strade quante sono quelle della fantasia. Ma ci sono strade che sono migliori di altre: più limpide, fantasiose, ma non confuse. Su una di queste si è incamminata la designer britannica Wendy Ramshaw, nata nel 1939 a Sunderland e scomparsa nel 2018. I suoi gioielli non sono semplici gioielli, ma oggetti preziosi che derivano dal suo lavoro di artista. Lavorava in collaborazione con il marito, David Watkins, anche lui un gioielliere di successo e scultore, ma ha uno stile tutto suo.

Watkins e Ramshaw sono incontrati nel 1961, quando erano studenti all’Università di Reading. Da allora vite private e professionali sono intrecciate.
Fu notata per la prima volta quando Mary Quant vendeva i suoi gioielli di carta. I clienti dovevano ritagliare i gioielli e assemblarli partendo da modelli di carta. I suoi pezzi distintivi furono sviluppati intorno al 1965 e consistono in anelli d’oro riposti su un unico supporto. Questo fu visto come un modo innovativo di conservare i gioielli. Questo le valse il Design Council Award for Innovation nel 1972.

Lei ama linee che ricordano i quadri di Kandiskij, equilibri fragili ma allo stesso tempo sicuri, metalli non per forza nobili, mentre è regale la forma che li contiene. I suoi anelli multipli sono un’idea degli anni Settanta e continuano a piacere adesso. Le collane che possono essere scambiate per leggere sculture, gli orecchini dalle linee nervose, sono gioielli esposti anche in tanti musei. Piacciono, ma hanno un difetto: è difficilissimo trovarli sul mercato e chi li possiede già non li rivende mai.







