Richemont

Vhernier passa a Richemont

Alla fine a spuntarla è stato il gruppo Richemont. Da mesi si susseguivano le voci di una trattativa per la vendita di Vhernier uno dei marchi storici della gioielleria italiana, che proprio ora compie 40 anni. Vhernier, quindi, si affianca ora alle 28 Maison del gruppo svizzero, con marchi come Buccellati, Cartier e Van Cleef & Arpels. La famiglia Traglio, dal 2001 proprietaria di Vhernier con quote paritetiche dei due fratelli Carlo e Maurizio, uscirà completamente dall’azienda con la cessione del 100% del capitale. L’azienda di gioielleria che si distingue per il raffinato design è stata fondata a Valenza nel 1984, ma ha sede a Milano e uno store in via Monte Napoleone.

La famiglia di orecchini-spilla Palloncino
La famiglia di orecchini-spilla Palloncino

Collezioni come Calla o Palloncini hanno segnato la storia della gioielleria degli ultimi decenni, con linee innovative e sorprendenti, oltre a una ricerca d’avanguardia sui materiali, come l’uso di titanio e alluminio, ma anche ebano e bronzo. I gioielli sono realizzati a mano a Valenza e sono distribuiti da boutique monomarca e multimarca in Europa e Stati Uniti. L’azienda di gioielleria, inoltre, è proprietaria anche di De Vecchi Milano 1935, marchio storico italiano di argenteria per la casa, ma anche gioielli. Nonostante il suo indiscusso valore, Vhernier aveva però bisogno di nuovi mezzi per competere su un mercato occupato sempre più da gruppi del lusso. L’ingresso in casa Richemont è probabilmente un’idea azzeccata.

Bracciale Calla in titanio nero e diamanti
Bracciale in titanio nero e diamanti by Vhernier

La Maison Vhernier ha un design unico e distintivo, che unisce magnificamente forme moderne, audaci ed eleganti, con materiali non convenzionali, esaltati da un’eccezionale maestria artigianale. Questa Maison dall’estetica inequivocabile è perfettamente complementare al nostro portafoglio di rinomate Maison di gioielleria. Siamo entusiasti di accogliere il talentuoso team di Vhernier nella famiglia Richemont e di lavorare presto insieme per realizzare il pieno potenziale di questa eccezionale Maison, in un contesto di mercato fiorente per la gioielleria di marca.

Johann Rupert, Presidente di Richemont

Johann Rupert, Ceo e azionista di Richemont
Johann Rupert, Ceo e azionista di Richemont

Siamo lieti che la Maison Vhernier si unisca al Gruppo Richemont, leader indiscusso nella gioielleria di design. Crediamo fermamente che la nostra Maison accelererà il suo sviluppo con il contributo esperto ed attento di Richemont.

Carlo Traglio, presidente di Vhernier
Carlo Traglio

Carlo Traglio, presidente, e Maurizio Traglio, amministratore delegato di Vhernier
La transazione non avrà impatti finanziari rilevanti sul patrimonio netto consolidato o sul risultato operativo di Richemont per l’anno che si concluderà il 31 marzo 2025. I risultati di Vhernier saranno riportati nella business area Jewellery Maisons. Il completamento dell’operazione è soggetto a determinate condizioni e approvazione delle autorità di regolamentazione competenti.
La spilla Camaleonte con diamanti, sugilite, opale arlecchino, giada nera e cristallo di rocca
La spilla Camaleonte con diamanti, sugilite, opale arlecchino, giada nera e cristallo di rocca

L’oro d’Italia si chiama Marchisio




La storia della gioielleria italiana ha un nome: Marchisio. Anche se ora l’azienda torinese lavora per conto terzi, ha una storia alle spalle che vale la pena di raccontare: comincia addirittura nel 1649, quando Gian Piero Marchisio, lavorando con Joannin Marchisio, fu nominato gioielliere della famiglia reale. Nel 1859 nacque la Marchisio Giovanni, ditta individuale, e la gioielleria ottenne dalla città di Torino il primo prestigioso punzone 1TO, che attesta le radici storiche dell’impresa. Anni dopo, il suo discendente, Felice Marchisio, anche lui orafo a Torino, si trasferì a Parigi per imparare le nuove tecniche di lavorazione. Non a caso gran parte dei termini che si usano ancora nella gioielleria italiana sono di origine francese.

Girocollo in oro messo all'asta da Dorotheum
Girocollo in oro messo all’asta da Dorotheum

Ma da Parigi il gioielliere italiano fuggì a causa dell’assedio dell truppe Prussiane (1870). Tornato a Torino, fondò la Marchisio Bros, che è poi diventata la più grande e più importante gioielleria della città: nel 1880 aveva oltre cento lavoratori. La storia della gioielleria, tra alti e bassi, guerre e crisi, è comunque proseguita. Fino alla Seconda guerra mondiale, che ha ha segnato una battuta di arresto. Ma nel 1968 la Giovanni Marchisio & co ha riaperto i battenti con la famiglia Mattioli.

Bracciale in oro giallo con piastra decorativa
Bracciale in oro giallo con piastra decorativa

Nel 2013 un nuovo passaggio: il Gruppo Richemont ha acquistato lo storico marchio. Il colosso svizzero del lusso, infatti, ha rilevato le quote dell’Antica Ditta Marchisio, acquisita dalla famiglia Mattioli. Marchisio è rimasta, comunque, produttore per diversi grandi marchi internazionali del settore, tra cui alcuni di Richemont stessa (Cartier, Piaget, Buccellati, Van Cleef & Arpels). Luciano Mattioli e la figlia Licia hanno poi creato una nuova azienda, la Mattioli.  Federico Graglia

Orecchini in oro giallo
Orecchini in oro giallo
Bracciale con oro e diamanti
Bracciale con oro e diamanti
Bracciale in oro
Bracciale in oro
Bracciale con diamanti
Bracciale con diamanti
Bracciali di Marchisio Giovanni
Bracciali di Marchisio Giovanni






Ritorno al futuro con Buccellati Vintage




Buccellati nell’atmosfera couture delle sfilate parigini. La Maison milanese ha deciso di esporre alcuni pezzi inediti della collezione Vintage  all’interno della boutique di rue Saint Honoré. L’evento coincide con la settimana della Haute Couture e rappresentano l’evoluzione stilistica di Buccellati, senza però perdere il suo stile caratteristico. I gioielli selezionati sono stati realizzati tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta e rappresentano il top della produzione della Maison per le qualità artigianali con cui sono stati prodotti. La collezione Vintage, al pari di quelle heritage delle grandi firme della gioielleria, è il risultato di una valorizzazione del patrimonio creativo dell’azienda, che oggi fa parte del gruppo Richemont.

Bracciale Deep Light Blue, con un imponente foliage in oro giallo, inciso a segrinato, dove ogni foglia ha una venatura centrale in oro bianco e diamanti. La pietra centrale è una acquamarina carré di 74,25 carati, con 98 diamanti taglio brillante
Bracciale Deep Light Blue, con un imponente foliage in oro giallo, inciso a segrinato, dove ogni foglia ha una venatura centrale in oro bianco e diamanti. La pietra centrale è una acquamarina carré di 74,25 carati, con 98 diamanti taglio brillante

L’idea di valorizzare il patrimonio di Buccellati si è tradotto in un lavoro di studio e ricerca, che ha portato all’archiviazione di oltre 20.000 disegni originali, 500 gessi e più di 6.000 fotografie. Da questo lavoro è nata la collezione Vintage. Ogni gioiello della collezione sarà custodito nel suo astuccio d’epoca (se esiste) oppure in un box appositamente studiato per riprodurre lo stile di quello originale. Il certificato di garanzia, inoltre, includerà un’immagine del prodotto attuale e copia del suo disegno originale.

Set Purezza, 1973-1974, collana e orecchini in oro rigato, con 322 diamanti taglio brillante per la collana, 326 diamanti taglio brillante per gli orecchini, quattro perle barocche Mari del Sud 82,7 carati per collana e orecchini
Set Purezza, 1973-1974, collana e orecchini in oro rigato, con 322 diamanti taglio brillante per la collana, 326 diamanti taglio brillante per gli orecchini, quattro perle barocche Mari del Sud 82,7 carati per collana e orecchini

I prodotti della collezione Vintage potranno essere acquistati in selezionate boutique del mondo (Milano, Roma, Parigi, Londra, New York e Los Angeles), grazie anche al supporto dei Vintage Ambassadors, che illustreranno aspetti inediti, segreti e caratteristiche di ogni pezzo.

Spilla Boccioli in oro, diamanti e smeraldo al centro
Spilla Arazzo, 1994, in oro, 152 diamanti e uno smeraldo al centro di 6,76 carati
Anello Derma, realizzato a mano nel 1973, con pietra di luna di 28,50 carati e 30 diamanti taglio brillante
Anello Derma, realizzato a mano nel 1973, con pietra di luna di 28,50 carati e
30 diamanti taglio brillante
Anello cocktail Deep Blue, con zaffiro centrale di 10 carati, tagliato a cuscino, traforo in oro bianco e diamanti
Anello cocktail Deep Blue, con zaffiro centrale di 10 carati, tagliato a cuscino, traforo in oro bianco e diamanti
Anello cocktail Laguna. Si ispira alle acque calme di una laguna con peridoto centrale di 22 carati circondato da un castone in oro bianco inciso a modellato e circondato da alcuni 36 diamanti taglio brillante
Anello cocktail Laguna. Si ispira alle acque calme di una laguna con peridoto centrale di 22 carati circondato da un castone in oro bianco inciso a modellato e
circondato da alcuni 36 diamanti taglio brillante
Collana Turbine, 1994. Ha due file di foglie in oro giallo inciso a rigato ai lati della catena, una perla Mabe  e 143 diamanti
Collana Turbine, 1994. Ha due file di foglie in oro giallo inciso a rigato ai lati della catena, una perla Mabe e 143 diamanti
Orecchini Rania, con tormaline a goccia di 8,10 carati e 150 diamanti incastonati nella cornice a raggi taglio brillante e sei a goccia
Orecchini Rania, con tormaline a goccia di 8,10 carati e 150 diamanti incastonati nella cornice a raggi taglio brillante e sei a goccia

Orecchini Fiori e Boccioli, con la tipica lavorazione  in oro a filigrana e diamanti taglio brillante
Orecchini Fiori e Boccioli, con la tipica lavorazione in oro a filigrana e 28 diamanti taglio brillante







Guerra in tribunale tra Cartier e Tiffany

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Guerra in tribunale tra Cartier e Tiffany. I due colossi della gioielleria, che fanno capo rispettivamente al gruppo svizzero Richemont e al francese Lvmh, si sfidano davanti ai giudici di New York. In sostanza, Cartier accusa Tiffany di aver assunto Megan Marino, una junior manager, solo per carpire i segreti sulle nuove collezioni. E, quindi, di aver rubato segreti commerciali sui suoi gioielli di fascia alta. Nel mirino di Tiffany, secondo l’accusa di Cartier, c’è la collezione di alta gioielleria, il celebre Blue Book. Si tratta di gioielli che hanno prezzi da 50.000 dollari o euro fino a 10 milioni l’uno.

Tiffany, Fifth Avenue, New York, in occasione del lancio della collezione Paper Flowers
Tiffany, Fifth Avenue, New York, in occasione del lancio della collezione Paper Flowers

Cartier, nella citazione depositata in tribunale, è andata giù pesante: ha accusato Tiffany di voler resuscitare la propria unità di alta gioielleria dopo che è stata lasciata allo sbando a causa di diverse partenze. Sempre secondo il gruppo svizzero, riporta l’agenzia Reuters, la mossa nell’opinione di Cartier riflette la “cultura inquietante di Tiffany di appropriazione indebita di informazioni sulla concorrenza”. La manager avrebbe sottoscritto anche un patto di non concorrenza di sei mesi con Cartier.

Johann Rupert, Ceo e azionista di Richemont
Johann Rupert, Ceo e azionista di Richemont

La battaglia è solo all’inizio. Tiffany ha licenziato Marino dopo sole cinque settimane. Ma la manager, in risposta, ha affermato che Tiffany era “più interessata ad assumermi come fonte di informazioni che come manager di alta gioielleria”. Ovvio che sono tutte accuse respinte da Tiffany, che preannuncia una battaglia legale. Per il gruppo svizzero, in ogni caso, gli affari non vanno male: nel 2021 le vendite dei marchi di gioielli di Richemont (Cartier, Buccellati e Van Cleef & Arpels) sono aumentate del 38%.

Collana multigemma dal Tiffany Blue Book 2021
Collana multigemma dal Tiffany Blue Book 2021

Anello Parhelia, con uno zaffiro blu cabochon da 21,51 carati, circondato da diamanti e smeraldi. Foto di Maxime Govet
Anello Parhelia di Cartier, con uno zaffiro blu cabochon da 21,51 carati, circondato da diamanti e smeraldi. Foto di Maxime Govet







Nel paese delle meraviglie con Mimi So

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Mimi So, designer di New York, sorprende con gioielli di alta qualità ispirati a soggetti inusuali ♦︎

Fascino orientale, ma accento americano: Mimi So è nata e cresciuta a New York. È una di quelle designer partite con un vantaggio: ha visto da vicino fin da piccola le pietre preziose nell’atelier dei genitori. Figlia di immigrati dalla Cina e da Hong Kong. È la più giovane di tre fratelli. I suoi genitori hanno faticato dopo essere emigrati negli Stati Uniti, ma alla fine hanno aperto tre gioiellerie nella Chinatown di Manhattan. La designer ha iniziato a lavorare nel negozio dei suoi genitori a otto anni, diventando un gioielliere di terza generazione. Poi, si è laureata presso la Parson’s School of Design e ha iniziato lavorare in un’agenzia pubblicitaria. Ma è tornata all’azienda di famiglia, gestendo uno dei negozi e creando gioielli per i clienti. Mimi ha aperto la sua boutique all’angolo tra la 5th Avenue e la 47th Street, nel Diamond District di Manhattan nel 1998.

Anello Wonderland in oro e diamanti con pappagallino africano
Anello Wonderland in oro e diamanti con pappagallino africano

Non è sorprendente, quindi, che dopo gli studi Mimi abbia scelto di lanciare il brand con il suo nome. Ha fatto centro. Tanto che nel 2007 Johann Rupert, allora presidente del gruppo Richemont (in cui ci sono marchi come Cartier, Van Cleef & Arpels, Giampiero Bodino) ha proposto di acquistare la quota di maggioranza di Mimi So. Niente da fare, la designer ha deciso di restare indipendente e, a conti fatti, non ha sbagliato. I suoi gioielli, che raggiungono spesso anche cifre a quattro zeri, sono apprezzati e ricercati.

Orecchini a bottone in oro bianco 18 carati, diamanti neri e rubini
Orecchini a bottone in oro bianco 18 carati, diamanti neri e rubini

Moderno e allo stesso tempo classico, lo stile di Mimi So utilizza pietre colorate, la passione della designer, assieme a fonti di ispirazione non convenzionali, come per la collezione dedicata ad Alice nel paese delle meraviglie. Da regalare per ogni giorno di non-compleanno.

Orecchini in oro bianco e nero, con diamanti, zaffiri rosa e opale acqua
Orecchini in oro bianco e nero, con diamanti, zaffiri rosa e opale acqua
Anello in oro bianco e giallo, con diamanti e opale intagliato a forma di coniglio
Anello in oro bianco e giallo, con diamanti e opale intagliato a forma di coniglio
Orecchini Phoenix in oro giallo e diamanti
Orecchini Phoenix in oro giallo e diamanti
Anello con fiocco in oro bianco e diamanti
Anello con fiocco in oro bianco e diamanti
Anello con ape in oro giallo e diamanti
Anello con ape in oro giallo e diamanti






 

Beatrice Borromeo in bianco e nero per Buccellati




Il volto di Beatrice Borromeo continuerà a indossare i gioielli di Buccellati ancora a lungo. La giornalista e regista di documentari, discendente di una delle famiglie nobili con maggiore storia (tra i suoi avi si conta anche un santo), dal 2015 è sposata con Pierre Casiraghi, figlio della principessa Carolina di Monaco, dal quale ha avuto due figli.

Beatrice Borromeo indossa la collezione Rombi & Ramage di Buccellati
Beatrice Borromeo indossa la collezione Rombi & Ramage di Buccellati

Da un paio d’anni, inoltre, Beatrice Borromeo è diventata il volto delle campagne di comunicazione del brand italiano di gioielleria che ora fa parte del gruppo Richemont. Le nuove immagini sono state scattate da Josh Olins fotografo londinese con base a New York e specialista nel ritrarre il mondo della moda. Le tre foto della campagna advertising hanno una caratteristica: sono in bianco e nero. Una scelta non usuale nel mondo dei gioielli, che spesso esalta i colori dell’oro e delle pietre preziose. Le immagini di Beatrice Borromeo, invece, scelgono la strada della fotografia d’autore.

Beatrice Borromeo indossa la collezione Il Giardino di Buccellati
Beatrice Borromeo indossa la collezione Il Giardino di Buccellati

BUCCELLATI Macri Collection
Beatrice Borromeo indossa la collezione Macri di Buccellati







Buccellati nel giardino del lusso

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Prendete dell’alta gioielleria, aggiungete della natura, condite tutto con un ambiente raffinato e un volto con nobili ascendenze: ecco la ricetta della nuova collezione Il giardino di Buccellati. La Maison milanese, che ora orbita nel gruppo Richemont, ha presentato i suoi gioielli di alta gamma in occasione della settimana parigina dell’alta moda. E, vista la particolare location, ha modulato le sue ricamate geometrie attraverso le lenti dei pittori impressionisti, che hanno spesso reinterpretato il motivo dei fiori.

Parure Sadar
Parure Sadar

Non solo: per il lancio della collezione, il fotografo Josh Olins ha ricreato un’atmosfera magica ambientata al lago di Como, dove Beatrice Borromeo, testimonial della Maison, e Lucrezia Buccellati, ormai quarta generazione di designer, sono state fotografate con alcune delle creazioni. Come accennato, la collezione Il Giardino di Buccellati prende ispirazione dalle forme della natura attraverso gli occhiali della pittura.

Anello Petunia
Anello Petunia

L’ispirazione è stata fortissima. Ancora una volta ho voluto creare una collezione di grande impatto ricordando i colori della natura nelle tele dei pittori impressionisti. Con queste pietre è stato facile sublimare le combinazioni cromatiche e creare un giardino suggestivo e sorprendente. Il nostro.
Andrea Buccellati, honorary chairman and creative director

Anello cocktail Iris
Anello cocktail Iris

La lunga serie di pezzi di alta gioielleria riassume le bellezze di un giardino fiorito. Anello cocktail, bracciali, orecchini oppure parure hanno nomi di fiori come petunia, lilium, alyssus. Il tutto tradotto nello stile Buccellati, con superfici in oro satinato e graffiato,  ceselli, ricami, pietre di grande caratura, tra ametiste, tormalina paraiba, zaffiri e diamanti.

Bracciale rigido Aubreta
Bracciale rigido Aubreta
Parure Centaurea
Parure Centaurea
Anello cocktail Damascena
Anello cocktail Damascena
Orecchini Delphinium
Orecchini Delphinium

Pendente Euphorbia
Pendente Euphorbia

Lucrezia Buccellati e Beatrice Borromeo (a destra) ritratte da Josh Olins
Lucrezia Buccellati e Beatrice Borromeo (a destra) ritratte da Josh Olins







Cartier punta su Torino con un nuovo impianto




Il Piemonte ha il suo fascino. Dopo il maxi investimento di Bulgari sul polo di Valenza un paio di anni fa, ora è la volta di Cartier, che ha deciso di puntare su Torino per un polo manifatturiero di 12 mila metri quadrati, che impiegherà circa 300 addetti. L’investimento è cospicuo: 25 milioni di euro. Secondo la Maison, che fa capo al gruppo svizzero Richemont, quello che sarà realizzato a Torino, più precisamente nel vicino comune di Basse di Stura, sarà un impiando 4.0. Tradotto: sarà molto automatizzato.

Bracciale di Cartier con diamante taglio pera di 63,66 carati e cristallo di rocca
Bracciale di Cartier con diamante taglio pera di 63,66 carati e cristallo di rocca

Cartier è anche il brand più forte del gruppo Richemont, dal punto di vista dei ricavi: il bilancio indica vendite per circa 6 miliardi. I lavori per la costruzione del nuovo impianto dovrebbero durare circa un anno e mezzo. A Torino Richemont anni fa aveva acquistato la storica Antica Ditta Marchisio dalla famiglia Mattioli, che ha continuato a produrre gioielli per Cartier sotto l’insegna manifatturiera del Polo Gioielleria Italia (mentre, a sua volta, Licia Mattioli ha dato vita al brand  Mattioli). Lo spazio produttivo a Torino, però, non basta più: da qui l’esigenza di costruire un nuovo impianto.

La sede di Richemont a Bellevue (Ginevra, Svizzera)
La sede di Richemont a Bellevue (Ginevra, Svizzera)

Anello in oro e corallo, con tre acquamarina taglio smeraldo e diamanti
Anello in oro e corallo, con tre acquamarina taglio smeraldo e diamanti

I tre fratelli Cartier con il padre nel 1922. Da sinistra, Pierre, Louis, Alfred e Jacques Cartier. Credit: Archivi della famiglia Cartier
I tre fratelli Cartier con il padre nel 1922. Da sinistra, Pierre, Louis, Alfred e Jacques Cartier. Credit: Archivi della famiglia Cartier







Le voci (smentite) di un matrimonio Kering-Richemont


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Boucheron che sposa Piaget. Pomellato che si fidanza con Cartier. Qeelin che ha un flirt con Buccellati. È una favola? No, è l’ipotesi lanciata dal sito Miss Tweed, che ipotizza un tentativo di approccio tra due gruppi del lusso: Kering di François-Henri Pinault e Richemont di Johann Rupert. Secondo l’indiscrezione raccolta dal sito, a gennaio, in gran segreto il Ceo e azionista di Kering, Pinault, ha presentato una offerta informale di matrimonio tra le due aziende al presidente e proprietario di Richemont, Rupert.

François-Henri Pinault, al centro, tra la moglie Salma Hayek (a sinistra) e Jane Fonda (a destra)
François-Henri Pinault, al centro, tra la moglie Salma Hayek (a sinistra) e Jane Fonda (a destra)

A preoccupare Pinault sarebbe la nuova dimensione del rivale Lvmh, dopo la fusione con Tiffany & Co. Le reazioni dei due gruppi, però, non sembrano confermare i rumors. Sia Kering sia Richemont hanno smentito di avere intenzione di discutere di una prossima fusione tra i due colossi del lusso. Pinault, tra l’altro, nel febbraio scorso ha detto che Kering intende puntare su una crescita organica, cioè del proprio business attuale. Ma bisogna anche aggiungere che nel mondo finanziario le cose possono cambiare rapidamente e che la dimensione internazionale di Lvmh preoccupa i due player.

Johann Rupert, Ceo e azionista di Richemont
Johann Rupert, Ceo e azionista di Richemont
La sede di Richemont a Bellevue (Ginevra, Svizzera)
La sede di Richemont a Bellevue (Ginevra, Svizzera)
Anello in oro bianco 18 carati con 1 spinello rosso taglio cuscino dalla Tanzania e 94 diamanti  di Piaget, gruppo Richemont
Anello in oro bianco 18 carati con 1 spinello rosso taglio cuscino dalla Tanzania e 94 diamanti di Piaget, gruppo Richemont

Anello con malachite e smeraldi
Pomellato (gruppo Kering), anello con malachite e smeraldi







Buccellati cambia casa




Giusto un anno fa il gruppo Richemont ha acquistato la Maison Buccellati dal gruppo cinese Gangsu Gangtai, che a sua volta l’aveva comprato dal fondo italiano Clessidra. Il trasferimento di proprietà ha prodotto il primo visibile cambiamento: la sede dell’azienda fondata nel 1919 si è trasferita in una nuova ampia sede, sempre a Milano. Si trova ora in un palazzo progettato dallo storico architetto Pietro Portaluppi, in via Brisa 5, centro città. Si tratta di un edificio progettato dall’architetto nel 1950, in perfetto stile razionalista. L’edificio è stato completamente riqualificato con un progetto di retrofitting curato da Park Associati.

Il nuovo headquarters di Buccellati a Milano
Il nuovo headquarters di Buccellati a Milano

La sede, inaugurata con il taglio del nastro del Sindaco di Milano Giuseppe Sala, della ambasciatrice del brand Beatrice Borromeo, e dell’amministratore delegato, Gianluca Brozzetti. Assieme a uffici e agli spazi show-room, si trova anche l’atelier di artigiani, che eseguono ancora a mano le apprezzate lavorazioni Buccellati.

Beatrice Borromeo con gioielli Buccellati
Beatrice Borromeo con gioielli Buccellati
Il laboratorio della Maison
Il laboratorio della Maison

Il taglio del nastro con il sindaco Beppe Sala e il ceo Gianluca Brozzetti
Il taglio del nastro con il sindaco Beppe Sala e il ceo Gianluca Brozzetti







Buccellati acquistata dal gruppo Richemont





L’antica maison milanese Buccellati è stata venduta dai cinesi di Gangtai Group al gruppo Richemont ♦︎

Buccellati ha trovato una nuova proprietà: è il gruppo Richemont, che controlla marchi come Cartier, Van Cleef & Arpels, IWC Schaffhausen, Jaeger-LeCoultre, Panerai, Piaget, Vacheron Constantin, Montblanc, dunhill and Chloé.

Richemont ha acquisito il 100% della gioielleria italiana in una transazione privata con Gangtai Group, un conglomerato privato cinese che tre anni fa aveva acquistato la maggioranza della società di gioielleria dal fondo di private equity Clessidra. Gangtai era proprietario del marchio di gioielleria italiano con una quota dell’85% delle azioni della società acquisite nel 2016, mentre il restante 15% della società era ancora in mano agli eredi, che ora sembra essere usciti completamente dall’azienda, anche se Andrea Buccellati continuerà a lavorare nella società.

Bracciale in oro, diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri
Bracciale in oro, diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri

Buccellati ha una lunga storia alle spalle e proprio quest’anno ha festeggiato i cento anni di vita. Infatti, è stata fondata a Milano nel 1919 da Mario Buccellati, che ha utilizzato la tecnica orafa tipica di Firenze, la sua città di origine. Oro ricamato, con filigrana e una fine lavorazione artigianale che è ancora utilizzata nei laboratori della Maison.

La prima boutique Buccellati vicino al Teatro alla Scala
La prima boutique Buccellati vicino al Teatro alla Scala

Distinta da forte eredità, artigianato e spirito di famiglia, Buccellati è una delle poche Maison nel dinamico mercato della gioielleria di marca che è complementare a quelle delle nostre  Maisons di gioielleria in termini di stile, origini e artigianato. Buccellati soddisfa le esigenze dei clienti di oggi che cercano gioielli creativi, con uno stile altamente distintivo. Diamo il benvenuto ad Andrea Buccellati, alla sua famiglia e al suo team. Con loro condividiamo una cultura di costante ricerca di creatività, innovazione, qualità ed eccellenza. Non vediamo l’ora di garantire a lungo termine sviluppo di questa Maison di gioielli unica.
Johann Rupert, presidente di Richemont

Kristen Wiig con orecchini Buccellati
Kristen Wiig con orecchini Buccellati
Buccellati, orecchini con diamanti per 14,70 carati, da una collezione di una famiglia aristocratica europea
Buccellati, orecchini con diamanti per 14,70 carati, da una collezione di una famiglia aristocratica europea
Buccellati, orecchini in oro e smeraldi, da una collezione di una famiglia aristocratica europea
Buccellati, orecchini in oro e smeraldi, da una collezione di una famiglia aristocratica europea

Buccellati, bracciale con diamanti per 17 carati, da una collezione di una famiglia aristocratica europea
Buccellati, bracciale con diamanti per 17 carati, da una collezione di una famiglia aristocratica europea

Andrea Buccellati e sua figlia Lucrezia
Andrea Buccellati e sua figlia Lucrezia







Piaget, il sole dell’alta gioielleria

Sunlight Journey, il sole splende sull’alta gioielleria firmata Piaget ♦︎

Sunlight Journey, ovvero: diario segreto della luce del sole che brilla sulla Costiera Amalfitana. Piaget ha chiamato così la sua nuova collezione di alta gioielleria. E che cosa è meglio della luce per far scintillare un gioiello? I raggi del sole, però, non sono sempre uguali: dal mattino al tramonto le sensazioni che comunicano le onde luminose sono differenti. Così la collezione è stata divisa secondo i diversi momenti della giornata e della luce. E per far provare quelli che Piaget chiama «gli stati d’animo del sole», il brand che fa capo al gruppo Richemont ha organizzato a Cinecità, a Roma, un evento destinato a una piccola platea di celebrity, da Claudia Cardinale a Juliette Binoche, modelle come Barbara Palvin, Coco Rocha, Shanina Shaik e Cheyenne Tozzi, accolte dal Ceo di Piaget, Chabi Nouri. D’altra parte, sole, cinema e Piaget sono una triade che si riflette reciprocamente: non a caso la collezione Sunlight Journey di Piaget è stata tra le star del Festival di Cannes.

Gli orologi-gioiello

La collezione di Alta Gioielleria comprende orologi e gioielli. Gli orologi sono, ovviamente, monili di super lusso più che semplici segnatempo. Gli orologi à secret, in effetti, sono una peculiarità creativa della Maison da diversi decenni. L’orologio Sea Waves, per esempio, è una manchette in oro rosa 18 carati, con 428 diamanti taglio brillante (circa 6,95 carati), mentre la copertura à secret è realizzata con un opale bianco cabochon (circa 10,45 carati) e il quadrante è in madreperla. Altri pezzi di straordinaria fattura sono Blue Shore, una manchette in oro bianco con decoro Palace e quadrante in lapislazzuli, oppure Verde Bisazza, manchette in oro bianco con 156 smeraldi taglio baguette (circa 12,48 carati), 43 diamanti taglio baguette (circa 4,73 carati), cento diamanti taglio brillante (circa 7,40 carati) e 23 elementi in opale nero (2,90 carati).

Alta gioielleria Piaget

Non stupisce che i pezzi di grande impatto di questa collezione siano numerosi e luminosi quasi quanto i raggi del sole. Per esempio, il collier impreziosito da uno zaffiro taglio ovale dello Sri Lanka abbinato a una cascata di diamanti. Oppure il collier con rubini e diamanti disegnato su un motivo a raggiera tipico di Piaget, con un diamante giallo taglio coussin da 6,63 carati circondato da spinelli rossi e diamanti gialli e bianchi. O, ancora, un sautoir che luccica grazie a gemme blu taglio marquise, diamanti e piume posizionate intorno ad un eccezionale zaffiro stellato blu da 45,99 carati. Straordinario anche l’anello con scomparto segreto: è realizzato con una difficile lavorazione con piume impreziosita da zaffiri viola, spinelli rosa e diamanti. Lavina Andorno

Collier Sea Temptation, in oro bianco 18K con 1 zaffiro blu taglio ovale dello Sri Lanka (circa 22,68 carati), zaffiri blu e diamanti
Collier Sea Temptation, in oro bianco 18K con 1 zaffiro blu taglio ovale dello Sri Lanka (circa 22,68 carati), zaffiri blu e diamanti
Collier Sun On Fire, in oro bianco 18K con 1 diamante a goccia (D-VVS1 - circa 5,01 carati), rubini e diamanti
Collier Sun On Fire, in oro bianco 18K con 1 diamante a goccia (D-VVS1 – circa 5,01 carati), rubini e diamanti
Orologio Schiuma d’Oro. Cassa in oro rosa 18K con 78 diamanti taglio brillante (circa 0,71 carati). Quadrante con foglia d’oro e mosaico in guscio d’uovo . Cinturino in alligatore bianco. Fibbia ad ardiglione in oro rosa 18K
Orologio Schiuma d’Oro. Cassa in oro rosa 18K con 78 diamanti taglio brillante (circa 0,71 carati). Quadrante con foglia d’oro e mosaico in guscio d’uovo . Cinturino in alligatore bianco. Fibbia ad ardiglione in oro rosa 18K
Orologio Sea Waves, manchette in oro rosa 18K. Cassa in oro rosa 18K con 428 diamanti taglio brillante (circa 6,95 carati) Copertura à secret con 1 opale bianco taglio cabochon (circa 10,45 carati) Quadrante in madreperla. Bracciale in oro rosa 18K con superfici lucide e incise alternate e diamanti incastonati
Orologio Sea Waves, manchette in oro rosa 18K. Cassa in oro rosa 18K con 428 diamanti taglio brillante (circa 6,95 carati)
Copertura à secret con 1 opale bianco taglio cabochon (circa 10,45 carati) Quadrante in madreperla. Bracciale in oro rosa 18K con superfici lucide e incise alternate e diamanti incastonati
Anello Sunlight Journey, in oro rosa 18K con 1 diamante giallo taglio coussin (FVY-VS2 - circa 4,02 carati), spinelli rosa, diamanti gialli e diamanti
Anello Sunlight Journey, in oro rosa 18K con 1 diamante giallo taglio coussin (FVY-VS2 – circa 4,02 carati), spinelli rosa, diamanti gialli e diamanti
Anello Viva l’Arte, in oro rosa 18K con spinelli rossi, zaffiri viola e diamanti. Lavorazione con piume
Anello Viva l’Arte, in oro rosa 18K con spinelli rossi, zaffiri viola e diamanti. Lavorazione con piume
Collier Sunlight Journey. In oro rosso, oro rosa e oro giallo 18K e platino con 1 spinello rosso a goccia della Tanzania (circa 10,09 carati), 1 diamante giallo taglio coussin (FVY-VS2 - circa 6,63 carati), 1 diamante taglio brillante (F-VVS2 - circa 0,80 carati), spinelli rossi, diamanti gialli e diamanti. Modello trasformabile
Collier Sunlight Journey. In oro rosso, oro rosa e oro giallo 18K e platino con 1 spinello rosso a goccia della Tanzania (circa 10,09 carati), 1 diamante giallo taglio coussin (FVY-VS2 – circa 6,63 carati), 1 diamante taglio brillante (F-VVS2 – circa 0,80 carati), spinelli rossi, diamanti gialli e diamanti. Modello trasformabile
Collier Azzurro Bisazza, in oro bianco 18K con 1 zaffiro blu taglio smeraldo dello Sri Lanka (circa 20,14 carati), zaffiri blu, opali neri e diamanti
Collier Azzurro Bisazza, in oro bianco 18K con 1 zaffiro blu taglio smeraldo dello Sri Lanka (circa 20,14 carati), zaffiri blu, opali neri e diamanti

Collier Celestial Blue, in oro bianco 18K con 1 zaffiro blu stellato cabochon taglio dello Sri Lanka (circa 45,94 carati), zaffiri blu e diamanti. Lavorazione con piume
Collier Celestial Blue, in oro bianco 18K con 1 zaffiro blu stellato cabochon taglio dello Sri Lanka (circa 45,94 carati), zaffiri blu e diamanti. Lavorazione con piume
Orologio Verde Bisazza, manchette in oro bianco 18K con 156 smeraldi taglio baguette (circa 12,48 carati), 43 diamanti taglio baguette (circa 4,73 carati), 100 diamanti taglio brillante (circa 7,40 carati) e 23 elementi in opale nero (2,90 carati)
Orologio Verde Bisazza, manchette in oro bianco 18K con 156 smeraldi taglio baguette (circa 12,48 carati), 43 diamanti taglio baguette (circa 4,73 carati), 100 diamanti taglio brillante (circa 7,40 carati) e 23 elementi in opale nero (2,90 carati)
Orologio Infinite Waves. Cassa in oro rosa 18K con 78 diamanti taglio brillante (circa 0,71 carati). Quadrante con intarsio in legno, madreperla e pergamena. Cinturino in alligatore bianco Fibbia ad ardiglione in oro rosa 18K
Orologio Infinite Waves. Cassa in oro rosa 18K con 78 diamanti taglio brillante (circa 0,71 carati). Quadrante con intarsio in legno, madreperla e pergamena. Cinturino in alligatore bianco
Fibbia ad ardiglione in oro rosa 18K
Orologio Blue Shore, manchette in oro bianco 18K con decoro Palace quadrante in lapislazzuli Movimento al quarzo di manifattura Piaget 56P Fibbia integrata
Orologio Blue Shore, manchette in oro bianco 18K con decoro Palace quadrante in lapislazzuli Movimento al quarzo di manifattura Piaget 56P. Fibbia integrata
Manchette Viva l’Arte, in oro rosa 18K con 1 spinello rosa-viola taglio coussin (circa 6,68 carati), spinelli rossi, spinelli rosa, zaffiri rosa, granati spessartina e diamanti
Manchette Viva l’Arte, in oro rosa 18K con 1 spinello rosa-viola taglio coussin (circa 6,68 carati), spinelli rossi, spinelli rosa, zaffiri rosa, granati spessartina e diamanti
Collier Sun On Fire, in oro bianco 18K con 1 diamante a goccia (D-VVS1 - circa 5,01 carati), rubini e diamanti
Collier Sun On Fire, in oro bianco 18K con 1 diamante a goccia (D-VVS1 – circa 5,01 carati), rubini e diamanti
Cheyenne Tozzi con collana Piaget
Cheyenne Tozzi con collana Piaget
Coco Rocha con collana della collezione Sunlight Journey
Coco Rocha con collana della collezione Sunlight Journey
Juliette Binoche con collana della collezione Sunlight Journey
Juliette Binoche con collana della collezione Sunlight Journey
Shanina Shaik con collier Piaget
Shanina Shaik con collier Piaget


Buccellati a Color

Opera Color: si aggiungono nuovi pezzi dal sapore rinascimentale alla collezione firmata Buccellati.

Nonostante i passaggi di proprietà (ora fa parte del gruppo svizzero Richemont) Buccellati continua per la sua strada. Le novità riguardano la collezione Opera, lanciata nel 2015 e ora allargata con nuovi pezzi e una linea: Opera Color. L’idea di partenza è una specie di ritorno alle origini, visto che Buccellati ha origine a Firenze. Opera è, infatti, ispirata a uno stile, ma sarebbe meglio dire alla cultura, del Rinascimento. La forma degli elementi che compongono la serie di gioielli sono infatti quelli, rielaborati, che si trovano nelle decorazioni architettoniche, nelle cornici, nei dipinti dell’epoca e che fanno parte del logo dell’azienda. Simmetria, oro, ricamo, leggerezza, ma anche ricchezza: Storia dell’arte e oreficeria si compendiano immersi nello stile che contraddistingue la Maison. Opera Color introduce negli elementi del logo nuove preziose sfumature grazie all’utilizzo di pietre colorate: lapislazzulo, madreperla, onice, opale rosa e Jasper, una varietà di quarzo. Lavinia Andorno

Opera Color. Bracciale in oro con Jasper
Opera Color. Bracciale in oro con Jasper
Opera Color. Bracciale in oro con madreperla
Opera Color. Bracciale in oro con madreperla
Opera Color. Anello in oro con jasper
Opera Color. Anello in oro con jasper
Orecchini in oro bianco con lapislazzulo
Orecchini in oro bianco con lapislazzulo
Anello in oro giallo con madreperla
Anello in oro giallo con madreperla
Orecchini in oro giallo con madreperla
Orecchini in oro giallo con madreperla
Collane in oro con lapislazzulo, jasper o madreperla, onice, opale rosa
Collane in oro con lapislazzulo, jasper o madreperla, onice, opale rosa
Collana in oro bianco con lapislazzulo
Collana in oro bianco con lapislazzulo

Buccellati va in Svizzera

Buccellati bye bye: lo ha scritto il Sole24Ore e non risultano smentite. Un articolo firmato da Carlo Festa prospetta l’addio della Maison italiana dal fondo di private equity Clessidra. Buccellati finirà in Svizzera, sponda lago di Ginevra, nella grande casa del gruppo Richemont. Dopo la scomparsa, a gennaio, del fondatore di Clessidra, Claudio Sposito, sembra così tramontare l’idea di un polo del lusso italiano, che era stato accarezzato con l’ingresso nel fondo di private equity Francesco Trapani. Quest’ultimo, ex numero uno di Bulgari, venduta cinque anni fa alla francese Lvmh, era diventato vicepresidente di Clessidra con l’idea di riunire sotto lo stesso cappello altri marchi del lusso, un po’ come il gruppo francese di Bernard Arnault o la Kering di François Pinault, che controlla tra l’altro il brand italiano Pomellato. Oppure, appunto, la svizzera Richemont, che possiede già marchi come Cartier, Piaget e Van Cleef & Arpels. La rottura tra la moglie di Sposito, Manuela Del Castillo, e Trapani, che uscirà da Clessidra, ha invece rivoluzionato la strategia: niente grande gruppo italiano della gioielleria, Buccellati finirà nella terra di Guglielmo Tell. Che lo desideri o no Andrea Buccellati, presidente e rappresentante della famiglia fondatrice, che mantiene una quota di minoranza nella società. Federico Graglia

Anello con oro e diamante
Anello con oro e diamante
Anello Turbante
Anello Turbante
Francesco Trapani e Pace Wu, quando il manager era ancora in Bulgari
Francesco Trapani e Pace Wu, quando il manager era ancora in Bulgari
Buccellati, anelli
Buccellati, anelli
Orecchini in oro e diamanti
Orecchini in oro e diamanti

Cambia il vertice di Cartier

Giro di poltrone ai piani alti della gioielleria: l’amministratore delegato (Ceo) di Cartier, Stanislas de Quercize, si è dimesso e cambia poltrona. La decisione ha sorpreso molti. Il manager sarà sostituito da Cyrille Vigneron, attuale presidente di Lvmh Giappone. In compenso, de Quercize passa al piano alto: infatti, sarà il nuovo presidente del gruppo Richemont Francia, società che controlla Cartier oltre che un brand della gioielleria come Van Cleef & Arpels. Vigneron è attualmente presidente di Lvmh Giappone (gruppo a cui fanno capo marchi come Bulgari, Chaumet e De Beers Diamond Jewellers) e ha già lavorato per Richemont dal 1988 al 2013. Si tratta, insomma, di un ritorno. Il cambio di poltrone avverrà formalmente a gennaio 2016. Federico Graglia

Cyrille Vigneron (al centro)
Cyrille Vigneron (al centro)
Stanislas de Quercize assieme all'attrice cinese Gong Li
Stanislas de Quercize assieme all’attrice cinese Gong Li
Bracciale della serie Wild Cats di Cartier
Bracciale della serie Wild Cats di Cartier

Fornas alla guida di Richemont

Addio Cartier, Bernard Fornas è il nuovo signor Richemont. Entra infatti nel consiglio di amministrazione di Compagnie Financiére Richemont Sa, la cassaforte del gruppo svizzero, per diventare co-amministratore delegato di Richemont assieme a Richard Lepeu. La carica diventerà operativa a partire dal aprile, e segue l’addio di Johann Rupert. Fornas ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Cartier per dieci anni, tra il 2002 e il 2012, dopo una lunga carriera iniziata nel 1994. Si tratta, insomma, di una scalata inarrestabile: oltre Cartier, il gruppo Richemont controlla brand come Van Cleef & Arpels, Piaget, Vacheron Constantin, Jaeger-LeCoultre, Iwc, Panerai e Montblanc.

Richemont compra Marchisio

Vancleef-Arpels si compra la torinese Marchisio. O, meglio, il Gruppo Richemont acquista una delle imprese della gioielleria più blasonate di Torino. Il colosso svizzero del lusso, che controlla brand come Piaget, Vancleef-Arpels, Dunhil, Officine Panerai, Vacheron Costantin, Montblanc, Baume & Mercier, infatti, ha rilevato le quote dell’Antica Ditta Marchisio. A sua volta, l’azienda era stata acquisita vent’anni fa dalla famiglia Mattioli, e produce anche per conto terzi, tra cui la Compagnie Financière Richemont, appunto. L’impresa fattura (nel 2011) circa 22 milioni di euro. Ma la notizia non finisce qui. Luciano Mattioli e la figlia Licia, che è anche presidente dell’Unione Industriale di Torino, hanno contestualmente creato una nuova azienda, la Mattioli Spa, restando così nel settore della gioielleria, ma con il proprio marchio. «È stato scelto il sito produttivo torinese come uno dei punti strategici di riferimento che s’intende consolidare e valorizzare. È solo l’inizio di un importante percorso di crescita produttiva e di mercato», è il commento dell’imprenditrice.

Mps: i gioielli sono un ottimo investimento. Perché…

[wzslider]Investire in gioielli è un vero affare. Specialmente nei momenti di turbolenza economica, come quello che viviamo da qualche anno. Lo sostiene il Monte dei Paschi di Siena, che ha realizzato uno studio sul mercato dell’arte e su quello dei preziosi. L’indagine sul mercato dell’arte del Mps analizza l’andamento del mercato della pittura, distinto in tre segmenti di riferimento, sintetizzando i risultati delle maggiori transazioni di case d’asta (circa 1.550 le osservazioni totali) in tre indici secondo il periodo storico di riferimento: MPS Art Old masters e 19° secolo Index, MPS Art Pre War Index e MPS Art Post War Index. Le evidenze dei 3 indici sono infine sintetizzate nel MPS Global Painting Art Index.

Ma, come anticipato, la disamina non finisce qui. Gli esperti hanno anche introdotto  indici che mirano ad analizzare l’andamento delle cosiddette arti minori: oggetti antichi, arredi e sculture, gioielli, vini e fotografia. All’interno delle arti minori si è analizzato l’andamento del comparto Jewels rispetto alle altre arti minori data la particolare funzione di bene rifugio ricoperta da questo segmento. Il segmento più importante dopo la pittura, infatti, è rappresentato dai gioielli e orologi, le cui aste spiccano per gli elevati fatturati medi e che complessivamente pesa il 14,2% dei ricavi totali (+3,1% rispetto alla quota del primo semestre 2010). Tale segmento è previsto in ulteriore crescita dagli esperti del Mps, visto il successo che soprattutto le aste di pietre e preziosi stanno riscuotendo su tutte le piazze continentali.

Conclusioni: il peso tra i vari segmenti pare sia destinato ancora a cambiare, con un rafforzamento delle arti minori che mostrano, nel solo ultimo anno solare e in tutte le categorie, performance migliori, in termini di variazioni percentuali, rispetto al Mps Global Painting Art Index.

Il MPS Jewels index riassume l’andamento delle aste di gioielli, orologi e pietre preziose dei più importanti centri internazionali: Ginevra, Londra, New York e Hong Kong. Il segmento mostra i tassi di crescita più interessanti del comparto delle arti minori, con un progresso del 160,8% negli ultimi 5 anni (primo semestre 2011 su primo semestre 2006).

Nel confronto con il MPS Arti Minori Index Without Jewels (+71,0% tra il 2006 e il 2011), è evidente il successo dei preziosi, che al momento si confermano bene rifugio per eccellenza, con una performance stimata per il 2011 +10,0% (ultimo dato preso in considerazione allo studio).

I gioielli si rivelano anche un bene piuttosto «liquido», perlomeno per i pezzi di alta qualità: le aste considerate dimostrano che i gioielli firmati o d’antichità sono un investimento sicuro. Oltre ai diamanti rimangono sempre molto apprezzate le pietre naturali (non trattate) e le perle naturali (non coltivate). Il successo del segmento è da attribuire a due motivi principali: 1) il gioiello è visto come un bene rifugio di garanzia; 2) il valore del sottostante (oro, argento, diamante…) è cresciuto sensibilmente in questo periodo di recessione.

Certo, non è automatico vendere un gioiello, ma non più di un quadro di pittura. I tassi di unsold registrati negli ultimi cinque semestri, notano gli analisti della banca senese, si assestano nella regione dei tassi medi del quinquennio (tasso medio per lotto 21,4%, per valore 17,6%), e al di sotto dei picchi raggiunti nel 2008: il mercato negli ultimi due anni sembra aver trovato un equilibrio sostenibile per domanda e offerta.

Rispetto al passato la domanda di preziosi si concentra più su diamanti di qualità superiore, pietre con colorazione particolare come il Birmano per i rubini, il Kashmir per gli zaffiri e il Colombiano (Muso) per gli smeraldi.

Sulla piazza newyorkese sono apprezzati soprattutto i diamanti di grande caratura bianchi, come pure le grandi pietre di colore e i diamanti colorati. I gioielli degli anni ’20 e ’50 sono molto graditi sia nel vecchio sia nel nuovo Continente. Il mercato inglese è più orientato verso i diamanti a taglio cushion per la loro particolare lucentezza e per il loro fascino. In Italia si afferma sempre più l’interesse per i gioielli d’epoca, grazie ad una consolidata tradizione orafa che ha prodotto manifatture, design e proporzioni di qualità elevata. Le firme, note a livello internazionale, aggiungono valore al gioiello mediante design raffinati e fattura perfetta.

Non mancano, infine, i consigli per chi decide di lanciarsi in un investimento in diamanti. È necessario, spiegano gli esperti, valutare le cosiddette 4 C: colore (Color), purezza (Clarity), taglio (Cut) e caratura (Carat). Da non trascurare, inoltre, proporzioni, fluorescenza e politura.

Il mercato dei gioielli di pregio è sintetizzato in una serie di grafici. Il rendimento del MPS Jewels Market Value Index nell’intero periodo di osservazione (settembre 2008-settembre 2011) è decisamente positivo (+63,5%) e superiore agli altri indici borsistici nazionali considerati, tutti in terreno negativo: SMI (-4,9%), CAC 40 (-36,7%)** e Ftse Mib (-54,5%) ad eccezione dello S&P 500 (+2,7%).

L’investimento borsistico nel gioiello di lusso risulta essere l’unico positivo rispetto ai maggiori indici rappresentativi dei 4 paesi che contribuiscono, con loro società, alla definizione del MPS Jewels Market Value Index (Damiani e Bulgari per l’Italia, LVMH, Hermès e Dior per la Francia, Richemont per la Svizzera e Tiffany & Co. per gli Stati Uniti).

Attenzione, però: i pericoli non mancano. Il segmento del gioiello di lusso, continua lo studio, è sottoposto a numerose minacce: 1) sempre più forte interesse per beni sostitutivi destinati a soddisfare il benessere psico-fisico (es. viaggi, SPA, palestre, ecc); 2) maggiore domanda per le produzioni della fashion industry soprattutto da parte dei più giovani, attratti da prezzi meno proibitivi e caratteristiche innovative; 3) preferenza per i prodotti-moda più che per i prodotti-valore; 4) forte stagionalità delle vendite in alcuni periodi dell’anno (per i gioielli Natale e San Valentino); 5) rischio di contraffazione; 6) rischio reputazionale (per esempio quando la produzione viene decentrata all’estero); 7) cambiamento nel gusto dei consumatori, spesso improvviso e non motivato. Gli alti tassi di disoccupazione e i livelli delle aliquote fiscali nei mercati emergenti sono fattori in grado di influenzare la domanda. Inoltre, i prodotti del mercato del lusso hanno natura di bene secondario e ciò li rende suscettibili alla congiuntura macroeconomica circostante rendendo necessario il costante potenziamento e rilancio del marchio.

 Anche per questo nei mesi scorsi la performance del MPS Jewels Market Value Index ha risentito della difficoltà dei mercati finanziari (-20,5%), ma sono state negative anche le performance di tutti gli altri indici che oscillano dal -31,9% del Ftse Mib al -10,7% dello S&P500.

Sulla performance complessiva del MPS Jewels Market Value Index hanno comunque inciso soprattutto LVMH (-19% ca.) e Richemont (-23% ca.) che complessivamente pesano per il 70% ca. sull’intero indice.

Poco significativa sulla performance dell’indice la crescita del titolo Bulgari (+50% ca.) a seguito dell’OPA lanciata da LVMH, a causa del suo limitato peso sull’aggregato (4,5% ca.). Federico Graglia