da sapere, diamanti — Luglio 13, 2019 at 5:00 am

Perché acquistare un diamante di laboratorio?




L’irresistibile ascesa dei diamanti di laboratorio. Ecco perché i diamanti sintetici piacciono sempre di più a chi acquista gioielli ♦︎

Vi piacerebbe acquistare un anello con un grande diamante da 1 carato e pagarlo la metà? O, addirittura, il 90% in meno? E se il diamante non fosse stato estratto in qualche miniera russa o africana, ma prodotto da una fabbrica?

È il dilemma al quale sempre più spesso sarete messi di fronte. I diamanti sintetici, che le aziende chiamano pudicamente diamanti cresciuti in laboratorio o, addirittura, “fuori dalla terra” sono ormai una realtà sempre più diffusa. Secondo i dati raccolti dal sito Earther l’analista del settore Paul Zimnisky stima che a fine 2019 saranno ormai il 2-3% del mercato. Una percentuale destinata ad aumentare. Ormai i diamanti sintetici, ops, i diamanti cresciuti in laboratorio sono una industria diffusa, specialmente in Cina dove si produce circa la metà di quelli in circolazione, in gran parte però utilizzati a scopo industriale. Quest’anno, secondo gli analisti, alcune fabbriche passeranno da 100.000 diamanti di alta qualità a 1-2 milioni.

Anello ispirato alle fioriture eterne e alle farfalle danzanti del poetico Giardino Inglese. Lavorato a mano in oro bianco 18k Fairtrade, con 184 diamanti da laboratorio Diamond Foundry, per 6,84 carati
Anello ispirato alle fioriture eterne e alle farfalle danzanti del poetico Giardino Inglese. Lavorato a mano in oro bianco 18k Fairtrade, con 184 diamanti da laboratorio Diamond Foundry, per 6,84 carati

La produzione è florida anche in Occidente, dove persino la più grande industria di diamanti veri, De Beers, ha iniziato a produrre pietre artificiali. E l’International Grown Diamond Association (Igda), associazione nata nel 2016 da una dozzina di imprese attive nel settore, ora conta circa 50 membri. Secondo quanto dichiara l’associazione, i diamanti ottenuti in laboratorio sono circa l’1% di un mercato di diamanti grezzi, estratti dalla terra, di 14 miliardi di dollari. I motivi di questa crescita sono due: la tecnologia consente di abbassare i prezzi e di ottenere diamanti che sono difficilmente distinguibili rispetto a quelli naturali. Per capire se un diamante è vero o artificiale, infatti, sono necessarie attrezzature che solo pochi centri di gemmologia hanno a disposizione. Se la pietra non è garantita (ammesso che la tracciabilità funzioni) un gioielliere non riesce distinguere un diamante naturale da uno prodotto in fabbrica.

Anello in oro bianco e diamante di laboratorio
Anello in oro bianco e diamante di laboratorio

Come si producono

Non tutti i diamanti artificiali sono uguali. Il sistema più tradizionale, introdotto ormai mezzo secolo fa, prevede di ricreare le stesse condizioni con cui si sono formati i diamanti nelle viscere della terra. Cioè attraverso una enorme pressione e una altrettanto eccezionale temperatura. Questo metodo è chiamato HPHT (high-pressure high-temperature). I diamanti si ottengono a partire da un materiale di carbonio, per esempio la grafite come quella che si usa per le matite. La grafite è posta in una gigantesca pressa meccanica capace di pressioni di 5-6 Gigapascal e sottoposta a temperature di circa 1.600 gradi Celsius. Insomma, bisogna fare una grande fatica. Il sistema alternativo è completamente diverso: si chiama CVD e funziona attraverso deposizione chimica da vapore (Chemical vapor deposition). Secondo gli ingegneri che lo hanno messo a punto, è un modo che ricrea le condizione di come i diamanti potrebbero formarsi nelle nubi di gas interstellare, nello spazio. In questo caso un gas generato da idrocarburi, come il metano, viene pompato in un reattore a bassa pressione accanto all’idrogeno. I gas sono poi riscaldati da 3.000 a 4.000 gradi Celsius. Questo causa la rottura degli atomi di carbonio , che poi si depositano su un substrato, in genere una piastra quadrata piatta di un diamante sintetico prodotto con il metodo HPHT.

Orecchini con diamanti sviluppati in laboratorio Lightbox
Orecchini con diamanti sintetici sviluppati in laboratorio Lightbox

Le caratteristiche

Come è possibile che ingegneria e chimica producano pietre del tutto simili a quelle naturali? Eppure è così. Anzi, la mancanza di azoto nei diamanti prodotti con il metodo CVD conferisce, pere, una purezza chimica eccezionale. Tanto che sono classificati come di tipo IIa, cioè particolarmente puri, come solo il 2% di quelli che si trovano in natura. Tra l’altro, mentre in passato i diamanti artificiali erano solo molto piccoli, oggi i produttori riescono a creare anche pietre con dimensioni ragguardevoli, sempre con un alto grado di purezza. Negli Usa è stato prodotto un diamanti artificiale di quasi 7 carati, ma in Germania si è arrivati fino a produrre un mostro di 155 carati.

Anversa: acquisti di un buyer
Antwerp (Anversa): acquisti di un buyer

Il prezzo

Anni fa un diamante di laboratorio costava un po’ meno rispetto a uno naturale. Oggi costa molto meno. Anzi, moltissimo meno. Secondo gli esperti del settore, un diamante di media qualità coltivato in un laboratorio costa ora il 40% in meno rispetto a uno naturale. Due anni fa lo sconto era solo del 18%. Inoltre, De Beers sta per proporre anche diamanti cresciuti in laboratorio prodotti in serie, quasi come fossero cristalli Swarovski, con uno sconto di quasi il 90% rispetto ai diamanti naturali.

Anversa: mercato dei diamanti
Anversa: mercato dei diamanti

Il pubblico apprezza

Torniamo alla domanda di partenza? Vi piacerebbe avere un anello con diamante e pagarlo la metà? L’inchiesta di Earther rivela che un sondaggio condotto nel 2018 da Consumer Research condotto da MVI Marketing ha rilevato che la maggior parte degli intervistati sceglierebbe un diamante più grande sviluppato in laboratorio rispetto a una pietra naturale più piccola, a patto che abbiano lo stesso prezzo.

Miniera di diamanti Cullinam
Miniera di diamanti Cullinam

Sono davvero ecologici?

Uno dei motivi che spingono la crescita dei diamanti artificiali risiede, secondo le aziende produttrici, nella loro sostenibilità, cioè nel rispetto dell’ambiente. Ma è proprio così? Dipende. Certo, rispetto ai diamanti estratti in modo primitivo, in miniere che sfruttano le popolazioni locali e che devastano il territorio, o magari che servono per sostenere guerre, l’impatto dei laboratori che producono diamanti sintetici è minore. Bisogna però aggiungere che dove le miniere sono controllate e l’attività mineraria è più moderna, il lavoro rimane duro, ma anche necessario per le popolazioni locali. Paesi come il Botswana, che erano tra i più poveri al mondo, oggi hanno parecchio migliorato le condizioni di vita media della popolazione grazie all’attività estrattiva delle pietre preziose. Ci sono due lati della medaglia, insomma.

Diamanti in vendita ad Anversa
Diamanti in vendita ad Anversa

Inoltre, non bisogna dimenticare che per produrre diamanti di laboratorio occorre un sacco di energia. Secondo gli esperti del settore, le fabbriche di diamanti più efficienti con il metodo HPHT usano oggi circa fino a 700 kWh per carato, mentre la produzione CVD ne utilizza ancora di più, 1.000 kWh per carato di diamante prodotto. Uno studio ha stimato che i diamanti da laboratorio producano circa 511 chilogrammi di emissioni di carbonio. Secondo le compagnie minerarie, per estrarre un diamante naturale, tra consumo di carburante e di elettricità, si arriva a soli 160 chilogrammi di emissioni. Insomma, stando ai dati delle imprese che estraggono i diamanti (e che quindi vanno considerati di parte), estrarre una pietra naturale inquina meno di produrla artificialmente. Difficile dire quanto questi dati siano attendibili, ma bisogna prendere nota di quanto affermano.

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