Licia Mattioli

Mattioli forever con le nuove Navettes




I nuovi gioielli firmati Mattioli.

Secondo la leggenda, in gioielleria la forma a navette, chiamata anche marquise, è collegata alla marchesa di Pompadour, amante ufficiale del re di Francia Luigi XV dal 1745 al 1751. Per la nobildonna, l’uomo che è passato alla storia come il Re Sole avrebbe chiesto diamanti tagliati a modello della bocca della marchesa. Da allora quella forma allungata, come due parentesi opposte che combaciano e terminano con due punte, sono un caposaldo nella storia della gioielleria. E non a caso Mattioli ha adottato quella forma oblunga per la sua collezione Navettes, con nuovi pezzi presentati a Vicenzaoro assieme alla linea Vertigo (di cui parleremo in un altro articolo).

Sautoir in oro rosa e madreperla
Sautoir in oro rosa e madreperla

La collezione adotta l’oro rosa 18 carati ed è arricchita da nuovi modelli con madreperla naturale assieme a bordi di diamanti bianchi, o con full pavé sempre di brillanti. La forma delle maglie e degli anelli a navette è però rivisitata con sinuose curve che ammorbidiscono ulteriormente la geometria. La collezione comprende orecchini, anelli, bracciali rigidi e morbidi, oltre collane sautoir realizzate artigianalmente nel laboratorio torinese della Maison.

Licia Mattioli. Copyright: gioiellis.com
Licia Mattioli. Copyright: gioiellis.com

L’azienda, non a caso, vanta una delle migliori manifatture italiane del settore. E, oltre a proporre collezioni con il proprio marchio, produce anche per conto di prestigiose Maison della gioielleria. «In pochi anni siamo arrivati a circa 400 dipendenti», racconta Licia Mattioli, imprenditrice anima, mente e cuore del brand. Che, forse, non si rammarica troppo della sliding door che l’ha allontanata un paio di anni fa dalla presidenza di Confindustria a cui era candidata e di cui sarebbe stata la naturale presidente. La vita, invece, per un destino cinico e baro (diciamo così per evitare di personalizzare la vicenda), ha preso un’altra piega. Una sfortuna per il sistema imprese italiano, una fortuna per l’azienda Mattioli creata solo pochi anni fa.

Anello in oro rosa con pavé di diamanti
Anello in oro rosa con pavé di diamanti

La vicenda è nota: Luciano Mattioli, padre di Licia, nel 1995 ha rilevato l’Antica Ditta Marchisio, storica azienda nata a Torino nel 1860, che lavorava per clienti come Bulgari, Cartier o Tiffany, tanto per citarne tre. Nel 2013 l’azienda è stata venduta al gruppo svizzero Richemont. Ma da uno spin-off di quella stessa realtà è nata Mattioli. Ed è per questo che la produzione di gioielli Mattioli vanta ancora lo storico punzone 1TO del 1860 sul metallo giallo. Tradotto per i non addetti ai lavori: rimane la prima azienda a Torino autorizzata a «firmare» come garanzia l’oro lavorato. Con il piacere di contraddire chi si stupisce delle capacità imprenditoriali di una donna (esiste ancora qualche esemplare della categoria), Licia Mattioli in meno di dieci anni ha quindi costruito un brand solido, innovativo e dinamico.

Licia Mattioli di fronte a un cartellone con l'orecchino della collezione Puzzle. Copyright: gioiellis.com
Licia Mattioli di fronte a un cartellone con l’orecchino della collezione Puzzle. Copyright: gioiellis.com

In pochi anni ha reso celebri collezioni di alta gioielleria come Fireworks o Reve_r, per non parlare degli anelli ispirati ai quadri dell’Arcimboldo: spesso i gioielli della Maison sono una elaborazione dal lavoro di grandi pittori. Accanto a queste linee, Mattioli ha proposto una copiosa proposta di fine jewelry, con collezioni come Siriana, Yin Yang o la fortunatissima Puzzle, che continua a rinnovarsi (le trovate tutte su gioiellis.com). E anche Navettes promette un’analoga longevità.

Bracciale della collezione Navettes in oro rosa e diamanti
Bracciale della collezione Navettes in oro rosa e diamanti
Orecchini in oro rosa e diamanti della collezione Navettes
Orecchini in oro rosa e diamanti della collezione Navettes
Orecchini in oro rosa e diamanti by Mattioli
Orecchini in oro rosa e diamanti by Mattioli






 

VicenzaOro si prepara a settembre




VicenzaOro nell’era del post coronavirus. La fiera di Vicenza dedicata alla gioielleria, sta già pensando alla ripartenza. Per lanciare un segnale di vitalità, proprio mentre tutte le gioiellerie e i laboratori di oreficeria sono chiusi per il covid-19, Italian Exhibition Group anticipa i temi del prossimo appuntamento (5-9 settembre).

Stand a VicenzaOro September
Stand a VicenzaOro September

Siamo ancora qui, più forti di prima. Questo è il messaggio da lanciare a Vicenzaoro September, per ripartire da quello che sappiamo fare meglio: fare cose belle e farle bene coniugando l’alto artigianato con l’industria e posizionandoci nella nicchia di alta qualità e valore che ci viene riconosciuta da tutto il mondo.
Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria, titolare della Maison Mattioli

Licia Mattioli (a sinistra) con Nancy Brilli
Licia Mattioli (a sinistra) con Nancy Brilli

VicenzaOro 2020 avrà come filo conduttore il concetto di human touch: creatività e artigianalità, il lato umano e dunque etico e sostenibile dell’industria, la formazione delle risorse umane e dei talenti, il fare italiano, fare stile.

Per quanto a oggi, nella particolare situazione che stiamo vivendo, fare previsioni sia un compito assai arduo, come imprenditori italiani abbiamo l’obbligo di guardare avanti con spirito combattivo e positivo. In questa ottica, e se le indicazioni saranno confermate, VOS 2020 si colloca in un periodo dove in Italia e in diversi Paesi – Cina in primis – saremo già ripartiti e quindi un evento internazionale come quello vicentino certificherà la rinnovata voglia e capacità dell’Italia e del gioiello made in Italy di continuare a stupire e a far sognare i consumatori di tutto il mondo.
Ivana Ciabatti, presidente Confindustria Federorafi

Ivana Ciabatti
Ivana Ciabatti

VicenzaOro a settembre proporrà il ritorno di VO Vintage, aperta anche al pubblico di appassionati e con la possibilità di acquisto on site per orologeria top di gamma e gioielli vintage. Ci saranno le istituzioni e i marchi indipendenti premium, realtà del settore, come l’Academy di Fhh (Fondation Haute Horlogerie), Ahci (Académie Horlogère des Créateurs Indépendants), incontri con la community del forum Orologi e Passioni di Bruno Bergamaschi e quattro nuovi brand dell’alto di gamma.

L'area Design Room a VicenzaOro September
L’area Design Room a VicenzaOro September

L’appuntamento di settembre conferma, come sempre, sei distretti: Icon per i Luxury Brand, The Design Room con 12 designer di alta gioielleria dal mondo, Look con l’offerta fashion per mall, department store e concept store contemporanei e cosmopoliti, ospita i tre progetti speciali The Watch Room (12 brand dell’orologeria contemporanea), Glamroom (artigiani della gioielleria), Fashion Room (gioielli-moda destinati alla gioielleria in materiali non preziosi), Creation con aziende specializzate nella produzione di oreficeria e gioielli di altissima qualità che si rivolge ai negozi tradizionali, alle catene e ai grossisti, Expression per il packaging di lusso specializzato nel settore orafo che si rivolge a retailer e produttori, Essence dedicato alle gemme e ai diamanti di un’infinità varietà per tipologia e provenienza. Infine, Evolution, anima tecnologica della manifestazione rappresentata nell’edizione settembrina da T.Evolution, con aziende specializzate nella progettazione, produzione e vendita di piccoli macchinari e strumenti per il settore orafo in collaborazione con Afemo (associazione per aziende di macchinari per gioielleria), presieduta da Gianluigi Barettoni.

Infine, non mancheranno i classici appuntamenti, tra talk show e Trendvision.

VicenzaOro January 2019. Copyright: gioiellis.com
VicenzaOro January 2019. Copyright: gioiellis.com







Le caramelle di Mattioli

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La collezione Candy firmata Mattioli: anelli, collane e orecchini con piccoli cabochon su pavé di diamanti ♦︎

Dai pittori alle caramelle. La passione di Licia Mattioli non è solo per la grande arte, a cui ha dedicato numerose collezioni negli anni passati. Ora spunta anche quella per i dolci, che si trasformano in gioielli e, in particolare, in anelli, collane e orecchini chandelier. La nuova collezione della Maison di Torino si chiama, infatti, Candy.

Caramelle più per la vivacità dell’aspetto che per la forma, che ha lo stile ormai ben delineato del brand. Gli anelli ricordano, infatti, quelli della collezione Reve_r, ma questa volta con le pietre disposte in modo tradizionale, come piccoli cabochon a punteggiare la superficie del gioiello. Insomma, non più il retro acuminato, il cosiddetto culet della pietra, ma la parte superiore, arrotondata e morbida. Sono nove in tutto, con pavé di diamanti bianchi o neri e pietre come l’ametista, il topazio blu, l’acqua marina, il peridoto. Sono vivaci, sintonizzati sulla bella stagione. Ma, attenzione: non si mangiano. Lavinia Andorno




Mattioli, anello della collezione Candy con pavé di diamanti neri
Mattioli, anello della collezione Candy con pavé di diamanti neri
Mattioli, anello della collezione Candy con pavé di diamanti bianchi
Mattioli, anello della collezione Candy con pavé di diamanti bianchi
Anello della collezione Candy con pavé di diamanti bianchi e pietre cabochon
Anello della collezione Candy con pavé di diamanti bianchi e pietre cabochon
Anello della collezione Candy con pavé di zaffiri
Anello della collezione Candy con pavé di zaffiri
Collana della collezione Candy
Collana della collezione Candy

Licia Mattioli (a sinistra) con Nancy Brilli
Licia Mattioli (a sinistra) con Nancy Brilli







Al via VicenzaOro January 2018



VicenzaOro January ufficialmente aperta con uno sguardo al futuro ♦︎

Apertura con sguardo all’orizzonte per VicenzaOro January 2018. Come da programma, la grande fiera dedicata alla gioielleria ha debuttato con Visio.Next, evento a più voci sul futuro della filiera.

La rappresentanza istituzionale è stata affidata, come lo scorso anno, al sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto. «Uno dei meriti di questo governo è stato quello di prendere a cura il segmento del lusso. Questo perché siamo convinti e lo diciamo con forza che anche questa è la manifattura italiana», ha scandito il membro dell’esecutivo. «Siamo bravi a fare macchine, ma siamo i numeri uno anche nel creare gioielli e vestiti. I nostri prodotti di alta artigianalità Made in Italy sono molto apprezzati all’estero e compongono una fetta importante della voce dell’Export italiano. Per questo abbiamo moltiplicato gli investimenti e con il piano straordinario per il Made in Italy siamo stati capaci di dare una spinta importante alla produzione ma soprattutto alle esportazioni. Rimini e Vicenza, assieme ad Arezzo, nel comparto della gioielleria hanno ben capito che l’unione fa la forza e a loro deve andare il nostro plauso più convinto per quello che hanno saputo fare in questi anni».

I partecipanti a Visio.Next
I partecipanti a Visio.Next

Dopo l’introduzione del presidente di Italian Exhibition Group, società nata dall’integrazione tra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza, Lorenzo Cagnoni, il direttore generale di Ieg, Corrado Facco, ha messo a fuoco il tema dell’evento: cogliere le novità della multicanalità distributiva, della valorizzazione dei brand, della tracciabilità e sostenibilità. Claudia D’Arpizio, partner di Bain&Company, responsabile per Moda Lusso, ha ricordato come il mercato sia molto ampio e in continua crescita, con diversi segmenti che toccano il mondo dell’intangibile e dell’esperienzialità. Moderati da Alan Friedmann, sono intervenuti Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Matteo Marzotto, nella doppia veste di vice presidente Esecutivo Ieg e presidente di Dondup, Diego Nardin, ad di Fope, Licia Mattioli, ad di Mattioli e vice presidente per l’internazionalizzazione di Confindustria, Adi Al Fardan, fondatore di Adi Hasan Al Fardan Jewellery Trading, Andrea Panconesi, fondatore e presidente di LuisaViaRoma.

La parola è passata, quindi, al business, cuore della fiera che ospita oltre 1500 brand. Sarà tra i booth di VicenzaOro che la ripresa del settore sarà sottoposta alla prova sul campo.





VicenzaOro January
VicenzaOro January

Le aree di VicenzaOro
Le aree di VicenzaOro

VicenzaOro January 2017
VicenzaOro January 2017







Torna VicenzaOro



Torna VicenzaOro tra lusso e tecnologia (con un po’ di mondanità) ♦︎

Ritorna VicenzaOro (19-24 gennaio). Ieg, il gruppo che organizza la manifestazione fieristica, lo definisce «il più grande salone europeo dedicato all’oreficeria e alla gioielleria». E, in effetti, se si considera anche la concomitante TGold, i numeri ci sono. Più che fiera, infatti, parola ormai che ha un sapore un po’ vecchio, VicenzaOro preferisce etichettarsi come business hub, una piattaforma dove concludere affari, al servizio delle 4500 aziende coinvolte, di cui il 35% estere, con 96mila visitatori attesi da oltre 130 Paesi e 3800 top buyer ospitati anche grazie all’aiuto del governo, cioè con il contributo determinante del ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ice. VicenzaOro, in sintesi, ospita oltre 1500 brand, di cui l’80% già presenti nelle edizioni precedenti, su oltre 25mila metri quadri, con un’incidenza dei brand del segmento alto di gamma a + 10%.

E la prova che VicenzaOro si sia trasformata in un format è la sua replica in altri mercati, come Dubai. Infatti, oggi la fiera nata a Vicenza organizza cinque saloni nel mondo ed è presente a dieci appuntamenti internazionali. Nel 2018, per esempio, oltre Vicenza sarà a Hong Kong, Arezzo, Las Vegas, Dubai, Mumbai.

Ma VicenzaOro è anche gioielleria di tutti i generi, alta, media, bassa, di moda, di componentistica. Oltre, appunto, a T.Gold, salone dedicato agli operatori del settore della produzione di gioielli, in cui l’Italia eccelle. Infatti, T.Gold gode di ottima salute: quest’anno cresce di oltre il 20% il numero degli espositori grazie all’ingresso di nomi importanti del settore come la britannica Durston e la tedesca Hemerle+Meule. In totale sono presenti oltre 160 aziende espositrici, da 16 Paesi del mondo, in particolare da Italia, Germania, Stati Uniti.  Tra i motivi di interesse c’è la crescita  del segmento della stampa 3D e le relative soluzioni.

I premi al gioiello

Con l’apertura di VicenzaOro tornano anche per la quinta edizione gli Andrea Palladio International Jewellery Awards, con la consegna dei premi alle eccellenze del lusso e top player della gioielleria mondiale che si sono distinte per la creatività, il progetto, la produzione, la distribuzione, il retail, la comunicazione, i new media, il premio alla carriera e la Corporate Social Responsibility. Quest’ultimo si inserisce nel filone della gioielleria sostenibile, a cui VicenzaOro ha anche deciso di dedicare un appuntamento assieme a Cibjo (lunedì 22), la Confederazione mondiale della gioielleria.

A decretare i vincitori, alla presenza del presidente di Ieg, Lorenzo Cagnoni, del vice presidente, Matteo Marzotto, e del direttore generale, Corrado Facco, sarà una giuria composta da Franco Cologni, presidente della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Clare Phillips, curatrice del dipartimento di Scultura, Artigianato del ferro, vetri e ceramiche del Victoria & Albert Museum di Londra, Alba Cappellieri, professore Design del Gioiello al Politecnico di Milano, Silvana Annichiarico, direttore Triennale Design Museum.

Appuntamenti

Meno mondano, ma più di sostanza, l’appuntamento di venerdì 19 con Visio.Next, summit dedicato al futuro del lusso e della gioielleria con il giornalista Alan Friedmann, Claudia D’Arpizio, partner di Bain&Company per Moda Lusso, Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Matteo Marzotto, nella doppia veste di vice presidente esecutivo di Ieg e presidente di Dondup, Diego Nardin, ad di Fope, Licia Mattioli, ad di Mattioli e vice presidente per l’internazionalizzazione di Confindustria, Adi Al Fardan, fondatore di Adi Hasan Al Fardan Jewellery Trading, Andrea Panconesi, fondatore e presidente di LuisaViaRoma.

Sabato, invece, è previsto l’appuntamento con il profilo del consumatore per il 2018-19 sotto la lente di Trendvision Jewellery + Forecasting. Tutti i giorni, infine, i Digital Talks, workshop tematici sull’innovazione digitale in collaborazione con Federpreziosi.





VicenzaOro 2017
VicenzaOro 2017

indossato pasquale bruni 1
Modella nel booth di Pasquale Bruni
Orecchini e collana di Stefan Hafner
Orecchini e collana di Stefan Hafner
Orecchini di Nikos Koulis
Orecchini di Nikos Koulis

Corrado Facco e Matteo Marzotto
Corrado Facco e Matteo Marzotto







Mattioli scoppiettante

I nuovi scoppiettanti fuochi d’artificio di Mattioli, tra anelli e orecchini.

I fuochi di artificio non scoppiano solo una volta. Anzi, sono uno spettacolo che piace rivedere. Così non c’è da stupirsi se Mattioli, a un anno dall’esordio (ne abbiamo parlato qui), rinnova la collezione Fireworks. La designer e imprenditrice Licia Mattioli si avvale ancora della tecnica che accosta il pavé a pietre più grandi poste al centro degli anelli per rendere sfavillante il gioiello. Ma, dato che la Maison torinese ama accostare le proprie collezioni ai dipinti di grandi artisti, questa volta il riferimento cromatico è al «divisionista» Georges Seurat (1859- 1891), maestro nel trasformare in figure di persone o paesaggi i quadri costruiti con un paziente accostamento di piccoli tocchi di colore. È anche l’idea alla base dei pavé, che in questo caso sono realizzati con morganite e tormalina, diamanti neri, acquamarina. Agli anelli, inoltre, si aggiungono gli orecchini, realizzati con la stessa tecnica. Il debutto dei nuovi pezzi della collezione Fireworks è stato fissato per Baselworld 2017. Giulia Netrese

Anello in oro rosa, diamanti neri e topazio London
Anello in oro bianco, diamanti neri e topazio London
Anello in oro rosa, diamanti neri e morganiti
Anello in oro rosa, diamanti neri e morganiti
Orecchini in oro rosa, diamanti brown e neri
Orecchini in oro rosa, diamanti brown e neri
Anello in oro rosa, peridoto e diamanti neri
Anello in oro rosa, peridoto e diamanti neri
Anello indossato della collezione Fireworks di Matioli
Anello indossato della collezione Fireworks di Matioli
Altri tre anelli della collezione Fireworks, che utilizzano pietre come rubellite, zaffiri, calcedonio
Altri tre anelli della collezione Fireworks, che utilizzano pietre come rubellite, zaffiri, calcedonio


Viaggio nel tempo con Mattioli

Dopo i gioielli ispirati all’Arcimboldo, continua il viaggio nell’arte di Licia Mattioli con la capsule collection Les Epoques. Tre epoche diverse rappresentate in altrettanti anelli: ci sono gli elementi decorativi dello stile Liberty con le sue linee serpentinate e le sue curve ad avvolgere in oro rosa una lussuosa acquamarina, mentre le incisioni lineari scandiscono i volumi della montatura che ospita una rodolite rosso scuro dal taglio smeraldo rettangolare, per evocare l’architettura razionalista degli anni Quaranta. Infine, la spensieratezza degli anni Sessanta con lo smalto dai colori vitaminici, che si ripete nei disegni dalle forme geometriche intorno a una morganite scintillante. Lavinia Andorno

Les Epoques, anello in oro rosa e rodolite, ispirato al minimalismo razionalista
Les Epoques, anello in oro rosa e rodolite, ispirato al minimalismo razionalista
Les Epoques, anello in oro giallo, smalto e morganite ispirato agli anni 60'
Les Epoques, anello in oro giallo, smalto e morganite ispirato agli anni 60′

 

Ivana Ciabatti presidente di Federorafi

Gli orafi hanno una nuova rappresentante: è Ivana Ciabatti, imprenditrice nel distretto di Arezzo. È stata eletta presidente di Confindustria Federorafi, la federazione nazionale che raggruppa oltre 500 aziende di produzione del comparto orafo, argentiero e gioielliero italiano in sostituzione di della torinese Licia Mattioli, che ha concluso il suo mandato. Ivana Ciabatti è amministratore unico della Italpreziosi di Arezzo e dal 1984 anche amministratore delegato di Goldlake. Era presidente della sezione orafi e argentieri all’interno di Confindustria Arezzo. F.G.

Women per i gioielli in Fiera Vicenza

Donne e gioielli in Fiera Vicenza: ma si tratta di una partnership siglata dall’ente che organizza VicenzaOro con la Women’s Jewelry Association Italy, la principale organizzazione femminile del settore della gioielleria. Fondata nel 1976 negli Stati Uniti, l’associazione è arrivata in Italia nel 2010. Obiettivo: creare un network che permetta alle associate di trovare una rete di contatti utili al sostegno e allo sviluppo del proprio business su base nazionale e internazionale. Oltre a produzione di contenuti, diffusione di informazioni sul settore di riferimento e l’organizzazione di eventi per sensibilizzare le donne, e non solo, a temi particolarmente importanti e di grande attualità. Accordo firmato da Matteo Marzotto, presidente di Fiera di Vicenza, e Licia Mattioli, presidente uscente di Women’s Jewelry Association Italy, oltre che presidente di Confindustria Federorafi e della azienda di gioielleria che porta il suo nome. «Nel proprio dna Fiera di Vicenza ha la forte attitudine a stringere alleanze strategiche con gli attori nazionali e internazionali più autorevoli della gioielleria», secondo Marzotto. «La partnership con Women’s Jewelry Association Italy rappresenta un ulteriore arricchimento e rafforza il nostro ruolo di exhibition provider globale al servizio e in ascolto del settore, delle aziende e dei loro interessi». «È un passo molto importante nell’ottica di promuovere e valorizzare il mondo orafo e gioielliero italiano. Un’importanza anche dovuta alla forza che già oggi, ma ancor più in futuro, Fiera di Vicenza esprime quale principale polo fieristico nazionale per il comparto, oltre ad essere tra i player internazionali più dinamici e autorevoli», per Licia Mattioli. Presidente sarà Alba Cappellieri, che tra l’altro ora è anche a capo del neonato Museo del Gioiello di Vicenza. F.G. 

Mattioli conta fino a One

Gli anelli sono i protagonisti di una campagna di comunicazione firmata Armando Testa: torinese come Licia Mattioli, anima del brand che ripropone la collezione One in versione rinnovata. Ritratti dal fotografo Michele Gastl, mago dello still life, i gioielli Mattioli sembrano ancora di più tagliati per una donna determinata, sicura di sé. La collezione, oltre agli anelli, si compone anche di orecchini, tutti pezzi uniti da una forma iconica: l’ovale. I gioielli sono composti da piccoli ciotoli levigati, di oro rosa, ma anche di un originale oro nero, con pietre incastonate che emergono come da un ribollire di metallo fuso. Sono utilizzati, diaspro, diamanti brown, zaffiri rosa, prenite, giada lilla, ametista. Insomma, gioielli con una forte personalità, proprio come le donne a cui sono destinati. G.N.

Mattioli, anello One in oro nero con diamanti neri e prenite. Prezzo: 7.290 euro
Mattioli, anello One in oro nero con diamanti neri e prenite. Prezzo: 7.290 euro
Mattioli, anello One in oro bianco con diamanti, calcedonio Namibia e ioliti. Prezzo: 7.730 euro
Mattioli, anello One in oro bianco con diamanti, calcedonio Namibia e ioliti. Prezzo: 7.730 euro
Mattioli, anello One in oro rosa con diamanti, giada lilla e ametista. Prezzo: 6.980 euro rosa
Mattioli, anello One in oro rosa con diamanti, giada lilla e ametista. Prezzo: 6.980 euro rosa
Mattioli, anello One in oro rosa con diamanti bianchi e brown e quarzo rutilato gold Prezzo: 8.120 euro
Mattioli, anello One in oro rosa con diamanti bianchi e brown e quarzo rutilato gold Prezzo: 8.120 euro

Reuters: Italia meno d’oro, è battaglia sull’export

Secondo l’agenzia Reuters, l’Italia ha perso la sua leadership di esportatore gioielli d’oro, superata da India e Stati Uniti. Non solo: rischia di scivolare ulteriormente a causa del costo elevato della produzione e per le barriere tariffarie. Per anni l’Italia è stata il più grande produttore ed esportatore mondiale di prodotti in oro. Aziende come Bulgari, Damiani e Roberto Coin sono stati (e sono ancora) marchi di lusso italiani celebrati in tutto il mondo per l’uso del metallo giallo abbinato a pietre preziose e design d’avanguardia. Ma il settore orafo italiano, secondo l’agenzia britannica, sta combattendo una dura battaglia contro i dazi punitivi imposti dai mercati come la Cina, e la concorrenza da parte dei produttori a più basso costo, che beneficiano del miglioramento delle competenze e tecnologie più avanzate.

L'Italia esporta il 70% dei gioielli d'oro che produce
L’Italia esporta il 70% dei gioielli d’oro che produce

A incidere sono stati anche l’impennata dei prezzi di oro e gli alti salari, che hanno ulteriormente gonfiato i costi. Inoltre, le vendite di gioielli d’oro in Italia sono crollate a causa della recessione. “La domanda di gioielli è una delle prime a scendere in una recessione”, commenta Licia Mattioli, presidente di Federorafi, e a capo di un’azienda orafa a Torino. Le vendite di gioielli in oro in Italia sono diminuite del 15% in termini di volume (a 4,8 tonnellate) e del 9% in termini di valore (246 milioni di dollari) su base annua nel secondo trimestre, secondo i dati del World Gold Council.

Steven Tranquilli, direttore della Federazione Italia di distributori di gioielli, Federdettaglianti Orafi, stima che in Italia le vendite di gioielli d’oro al dettaglio siano diminuite del 20-25% in un anno. E secondo Federorafi, i ricavi totali del settore nel 2011 sono state pari a 6,3 miliardi di euro, in calo del 16% dal 2007.

Gioielli Damiani
Gioielli Damiani

Così ora India e Stati Uniti hanno superato l’Italia come esportatori, perlomeno in termini di volume. A questo si aggiunge la forte concorrenza dei Paesi a basso costo di lavorazione, come Cina continentale, Hong Kong e Thailandia. L’export soffre anche per gli alti dazi. I produttori indiani e brasiliani pagano tasse doganali basse quando esportano i loro gioielli nella Ue. Ma in quei Paesi ci sono freni all’import. Inoltre, i produttori di India e Stati Uniti beneficiano di maggiori economie di scala rispetto alla natura frammentaria del settore degli orafi italiani, aziende centrate a Vicenza, Valenza, Arezzo e Bassano del Grappa, la maggior parte a gestione familiare con piccole botteghe artigianali.

Come se ne esce? Secondo Reuters, bisogna migliorare le capacità di progettazione e la tecnologia, oltre ad abbassare il costo del lavoro. C’è poi da migliorare l’export. I produttori di gioielli d’oro si riuniscono tre volte l’anno, a gennaio, maggio e settembre, per le fiere di VicenzaOro di Vicenza, che attirano centinaia di acquirenti al dettaglio da tutto il mondo alla ricerca delle creazioni più interessanti per i loro negozi. E di fronte alle difficili sfide del mercato nazionale, i produttori italiani di gioielli stanno rivolgendo la loro attenzione sempre più verso i mercati a rapida crescita. Secondo gli ultimi dati di VicenzaOro, le principali destinazioni per la gioielleria italiana nel primo trimestre del 2012 sono stati la Svizzera (363 milioni di euro, il 22% del totale), gli Emirati Arabi Uniti (237 milioni di euro, pari al 14,3%), e gli Stati Uniti (142 milioni di euro, pari al 8,6%).

Bulgari, marchio italiano che è emigrato in Francia
Bulgari, marchio italiano che è emigrato in Francia

 L’Italia esporta circa il 70% dei propri gioielli in oro, il resto è venduto sul mercato interno. “Ma il grosso problema per le esportazioni italiane di gioielli d’oro sono i dazi all’importazione nei paesi Bric”, aggiunge Mattioli, riferendosi a Brasile, Russia, India e Cina. L’industria italiana sta facendo pressione l’Unione europea per superare la sfida dei dazi, ma a Bruxelles hanno risposto che l’alta qualità delle esportazioni italiane di gioielli dovrebbe garantire la penetrazione nei mercati asiatici in rapida crescita, tra cui la Cina. “La Cina gestisce dazi all’importazione consistenti, un freno importante per affari per le imprese italiane,” commenta Mattioli. “Abbiamo bisogno di discutere a livello internazionale il problema dei dazi all’importazione”. Secondo gli esperti di VicenzaOro, comunque, le esportazioni verso la Cina nel primo trimestre del 2012 sono aumentate del 52,7% a 38,2 milioni di euro, spingendo il Paese secondo posto tra le destinazioni di esportazione.

Innovazione di design e marketing sono le chiavi per il successo. A livello retail, per esempio, Damiani ha registrato un forte incremento. “Ci sono mercati esteri che sono in rapida crescita e in cui il nostro gruppo vede grandi possibilità, come la Cina, in cui Damiani è già presente con otto negozi e presto ne aprirà altri cinque, e le ex repubbliche sovietiche, dove una nuova boutique sarà inaugurata presto a Mosca “, ha confermato Guido Damiani, presidente e ceo del gruppo omonimo. Insomma, non tutto è perduto, per fortuna.