news — June 5, 2015 at 12:00 pm

(Italiano) Designer emergenti, ecco chi ha vinto

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Giovani designer crescono. E vengono premiati. L’occasione è stata il Next Jeneration Jewellery Talent Contest, quarta edizione del premio dedicato ai giovani designer under 30, organizzata da Fiera di Vicenza in collaborazione con la Scuola di Design del Politecnico di Milano. Il concorso, o contest per gli anglofili, aveva un tema: Un Gioiello per la Pace. Diciamo la verità: come un anello o una collana possano contribuire a sconfiggere le guerre nel mondo appare difficile immaginarlo. Forse possono contribuire alla pace familiare, dato che chi riceve un gioiello in regalo di solito è di buon umore per un po’. In ogni caso, i designer sono stati scelti da una giuria di esperti tra oltre 155 creativi internazionali e saranno premiati a VicenzaOro September (5-9 settembre). Ma i nomi si sanno già. Il primo premio è andato a Noemi Maria Antonia Cantanero, con la spilla Sew Peace, definito un bottone adatto a ogni occasione. Secondo, il bracciale Utopia, di Laura Lanaro, che «esprime la libertà dietro il concetto di pace». Terzo ex aequo per l’italiana Lisa Contini, con il collier Frammenti d’unione e il francese Simon Bichet, con il bracciale Prec[ar]ious Peace.

Commento di Corrado Facco, direttore generale di Fiera di Vicenza: «Continua con successo il progetto Next Jeneration Jewellery Talent Contest, grazie al quale diamo la possibilità ai designer under 30 di farsi notare dai più importanti operatori del settore, con l’opportunità di presentare le proprie competenze sul mercato internazionale. Per l’edizione 2015 abbiamo registrato più di 150 adesioni da tutto il mondo: un risultato ancora più significativo, considerando il tema di quest’anno, dedicato alla pace. Siamo lieti di constatare che i progettisti italiani hanno fatto registrare un grande successo occupando le prime posizioni nella selezione della giuria».

Abbiamo detto dei vincitori. Ecco, invece, gli altri finalisti: Alba Marina Belpietro con Aster of peace, Cecilia Rossi con Ascending peace, Francesca Caccioppoli con Peace cockade, Barbara Moresco con Odara, Concetta de Sio con Breach, Liu Tzu Yu con Pray ring, Marlen Albrecht con Make music not war, Sandra Belot con  Connections, Roberta Manchinu con Soft embrace, Joep Elderman con The duality of peace, Zhiyuan Hu con Impulsive instinct, Olga Balakireva con We ask for peace, Irene Lionetti con Kintsugi, Angela Altamura con Imagine, Evelyn Stegh con Sometime you’ll give a war and nobody will come, Margarita Medvedeva con Bury the hatchet. Federico Graglia

Maria Antonia Cantanero, Sew-Peace
Maria Antonia Cantanero, Sew-Peace. Ecco le motivazioni della giuria: Sew Peace è un bottone prezioso, un gioiello indossabile da chiunque senza distinzioni di genere ed età. L’oggetto rappresenta come la pace non può essere possibile senza un impegno concreto ed il pensiero costante di questa. Questo cerchio diventa il simbolo di un mondo non unito, una realtà discontinua; solo attraverso l’atto di cucire il bottone diventa il simbolo di pace. Un gioiello etico adatto ad ogni occasione, può sostituire un classico bottone oppure può essere cucito su un capo o ancora indossato come una spilla.
Laura Lanaro, Utopia.  Il gioiello nasce dalla volontà di dar forma al concetto di pace inteso come libertà. Ogni tipo di imposizione culturale, religiosa o politica tiene la mente dell’individuo prigioniera ed incapace di esprimesi. È da questa prigione simbolica che il gioiello “Utopia” suggerisce di evadere. Le uniche due sbarre forzate lasciano sottintendere che qualcuno sia riuscito a liberarsi da tutte le armi che lo circondano e abbia fatto un passo in più verso la pace. Chi lo indossa vuole essere egli stesso il protagonista di questa fuga.
Laura Lanaro, Utopia.
Il gioiello nasce dalla volontà di dar forma al concetto di pace inteso come libertà. Ogni tipo di imposizione culturale, religiosa o politica tiene la mente dell’individuo prigioniera ed incapace di esprimesi. È da questa prigione simbolica che il gioiello “Utopia” suggerisce di evadere. Le uniche due sbarre forzate lasciano sottintendere che qualcuno sia riuscito a liberarsi da tutte le armi che lo circondano e abbia fatto un passo in più verso la pace. Chi lo indossa vuole essere egli stesso il protagonista di questa fuga.
Lisa-Contini
Lisa Contini, Frammenti-d’unione. Dice Lisa: »Litigate quanto volete, fate volare i piatti, ma mai terminare una giornata senza fare la pace. Nasce l’idea di un piatto, bianco, immacolato, come simbolo di pace; ma questa pace si è rotta. Come riunirla? Ispirandosi alla tecnica giapponese detta kintsugi che colma le crepe con collante a base di oro. La pace non è un punto di arrivo, ma occorre impegno nel ricercarla continuamente, affinché essa diventi un obiettivo comune».
Simon Bichet, Prec[ar]ious peace
Simon Bichet, Prec[ar]ious peace. Dice l’autore: «Ho cercato di trasferire l’idea della fragilità della pace e dell’importanza dell’equilibrio per raggiungerla attraverso delle texture che diventano ornamento sui bracciali in oro».

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