Se fate un viaggio alla scoperta dei gioielli made in Italy potete incontrare anche Mayumi. Il nome, però, non è italiano, è giapponese: deriva dalle parole nipponiche Ma, che significa arco, e Yumi, che vuole dire forza. Niente a che vedere con le arti marziali: Mayumi, che ha sede a Verona, è specializzata in gioielli composti con delicate perle. Però è vero che l’azienda è nata in Giappone, nel 1991, in una delle maggiori Pearls Farm, su iniziativa del fondatore Alberto Fasoli. Il quale, dopo aver imparato i segreti delle perle, ha deciso di trasformare la sua azienda da semplice importatrice a produttrice di gioielli. Insomma, materia prima giapponese e fantasia italiana. Il risultato sono una serie di collezioni di gioielli che ruotano tutte attorno alla stessa concezione, cioè prevedono l’uso di una «lacrima degli dei», coltivata in acqua dolce o di mare. Oltre alle perle, sono utilizzati argento, a volte rodiato oro, zirconi e zaffiri sintetici. Insomma, un compromesso che permette di moderare il prezzo senza perdere nell’effetto estetico. Ecco alcuni esempi. Lavinia Andorno










