Si vendono meno diamanti naturali e De Beers ha perso nel 2025 altri 511 milioni di dollari.
La crisi dei diamanti avrà una fine? I segnali non sono incoraggianti. De Beers, l’azienda che più di ogni altra è legata al mercato dei diamanti è da anni in grave difficoltà. Anglo American, il gruppo proprietario all’85% di De Beers (il resto è in mano al Governo del Botswana), l’ha messa in vendita: la strategia di ridurre la produzione di gemme del 12% nel 2025, nel tentativo di sorreggere i prezzi, non ha funzionato e l’anno scorso ha accusato una perdita di 511 milioni di dollari, oltre 20 volte più del risultato negativo del 2024. Motivo per cui Anglo American ha deciso di dimezzare il valore in bilancio di De Beers con una svalutazione da 2,3 miliardi di dollari. Segno che l’azienda prevede che anche il 2026 non sarà una passeggiata trionfale. Anglo, tra l’altro, ha svalutato De Beers per 2,9 miliardi un anno fa e per 1,6 miliardi nel 2024.

I motivi della crisi del mercato dei diamanti è legata a una domanda che rimane debole. Persino un mercato come la Cina ne richiede di meno. Anche perché le gioiellerie sono invase dai diamanti creati in laboratorio, indistinguibili all’occhio umano, ma con un prezzo più basso. Per questo spesso è difficile convincere chi non ha un ricco conto in banca ad acquistare un diamante estratto dalla terra piuttosto che una gemma sintetica. Inoltre, i dazi introdotti dall’amministrazione Usa hanno contribuito a creare confusione: quelli contro l’India, paese in cui si concentrano gran parte delle attività di taglio dei diamanti grezzi, hanno sconcertato gli acquirenti e impattato sui prezzi. A questo si aggiunge lo sviluppo di nuove miniere in Angola.

