news — Dicembre 1, 2014 at 11:03 am

Buccellati, 100 anni di gioielli

Gianmaria Buccellati, anello a turbante in oro colori diversi, con rubino cabochon e brillanti 1974Mario Buccellati, anello musone in oro e argento foderato in oro giallo, con zaffiro faccettato, brillanti  fantasia e diamanti taglio rosa (1936)Gianmaria Buccellati, bracciale a fascia a tre festoni in oro giallo inciso, con riporti sforati in oro bianco e brillanti- 2014Mario Buccellati, 1929 tiara sforata a tulle in argento platinato e foderato in oro giallo, incassato con brillanti e diamanti taglio rosaGianmaria Buccellati 1992, collana ispirata ad un “pizzo veneziano”, con trama in oro giallo e sagome in oro bianco incassate in brillanticollana ispirata ad un “pizzo veneziano”, con trama in oro giallo e sagome in oro bianco incassate in brillantiGianmaria Buccellati 1998, spilla Farfalla con ali in oro bianco e sagome a goccia in oro giallo, corpo di perle, disegno ottenuto con un contrasto di brillanti e rose di diamanteGianmaria Buccellati 1995, collana e orecchini Deliziosa con elementi in oro giallo incisi ad “ornato”, castoni a goccia con rubini cabochon, smeraldi e brillantiGianmaria Buccellati 2001, spilla Panda con corpo formato da grande perla barocca , oro bianco, incassato in brillanti, con germoglio di bambù in oro giallo inciso. Diamanti fancy agli occhiGianmaria Buccellati 2003, spilla Gran Dama, con perla centrale Melo-Melo color arancio, vestito in oro giallo, verde, rosso, bianco e rosa inciso e incassato con brillanti fancyGianmaria Buccellati 2002, coppa della Regina, in cristallo di rocca, oro giallo e zaffiri multicoloreGianmaria Buccellati 1981, cratere delle Muse, di forma ovale, in giada antica con bordo e piede in oro giallo modellati a rouches, con zaffiri cabochon, incassati in argentoMario Buccellati 1923, coppa Boscoreale: calice in argento inciso a “ornato”, con fodera interna in ottone dorato
«I tesori della Fondazione Buccellati. Da Mario a Gianmaria: 100 anni di storia dell’arte dei gioielli». Chi passa per Firenze, dal 2 dicembre al 22 febbraio può visitare una mostra dedicata alla grande maison dell’oreficeria. L’esposizione è a Palazzo Pitti. Sono un centinaio le opere selezionate, di cui una parte è destinata a diventare un’esposizione permanente in una sala del Museo degli Argenti di Palazzo Pitti. La scelta del luogo non poteva essere più appropriata: si tratta di oreficeria e argenteria dalla tecnica raffinata capace di competere con i pezzi medicei. Perché fu proprio Mario Buccellati a riprendere e valorizzare la tradizione orafa italiana, con una tecnica di traforo su fogli d’oro, come gli antichi romani, oppure il cesello rinascimentale di Benvenuto Cellini.

Una novità assoluta. Ma Buccellati è stato anche il primo a introdurre la tecnica di tessitura-incisione. Per esempio, gioielli con tante linee sottili e parallele che danno un effetto a specchio (rigato). Oppure incrociate, che imitano la superficie della tela di lino. O con texture «segrinata» con righe che vanno in tutte le direzioni possibili. Questa tecnica innovativa irrompe, agli inizi del Novcecento, in un mondo della gioielleria dominato dal gusto francese. Si contrappone un’estetica ispirata da capolavori come il bugnato di Palazzo Strozzi, il soffitto del palazzo Ducale di Mantova o il pizzo di Burano. Insomma, un made in Italy che dà a Buccellati un successo enorme, tanto da diventare l’orafo prediletto del poeta Gabriele D’Annunzio. E nella mostra infatti, non potevano mancare il bracciale in argento ritorto decorato con cinque lapislazzuli, contenuto in un astuccio firmato da d’Annunzio, una collana in oro giallo, decorata con un berillo e rubini, regalata a Eleonora Duse come gioiello «prezioso, ancorché bizzarro» o ancora, un portapillole con incisa una delle espressioni preferite del Vate: «Io ho quel che ho donato».

La dinastia. Dall’omaggio al capostipite dei Buccellati, nato ad Ancona nel 1891, ecco altri pezzi notevoli firmati dal figlio Gianmaria, il primo italiano, è bene ricordarlo, che è riuscito ad aprire un negozio in Place Vendôme, tempio parigino della gioielleria, quando di globalizzazione ancora non si parlava e nelle strade del lusso più famose del mondo trionfava l’orgoglio locale. Oggi Gianmaria, presidente onorario della Buccellati holding, ha voluto riunire in una fondazione pezzi unici, tra coppe, vasi e scatole appartenenti alla sua collezione personale, molti dei quali disegnati da lui. C’è lo Scrigno mediceo a forma decagonale realizzato nel 1970, che testimonia l’influenza della collezione del Museo degli Argenti sulla sua sensibilità artistica. E la spilla Gran Dama, quella a forma di Farfalla, la collana Pizzo Venezia. Tutti oggetti preziosi che, invece, testimoniano una produzione nel solco della tradizione paterna, ma dal gusto estroso, audace e personalissimo. Uguale in tutti questi anni è stato il perfezionismo: ogni oggetto era ed è curato nei minimi dettagli anche nel retro perché dalla perfezione di un’incassatura o di uno snodo, si riconosce la firma Buccellati.  Monica Battistoni

 

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