diamanti sintetici

I diamanti di laboratorio sono come le Tesla?





È giusto paragonare i diamanti sintetici alle auto Tesla? Una gemma prodotta da una fabbrica con il deposito di gas contenente carbonio è davvero green? E i diamanti sintetici hanno la patente di sostenibilità? Sono domande che seguono un’intervista dal sapore promozionale di Forbes (la trovate qui) ad Anthony Tsang, Ceo di The Future Rocks, nuovo mercato online per gioielli ideati da diversi designer, che utilizza i cosiddetti diamanti coltivati in laboratorio, cioè prodotti artificialmente. L’azienda ha sede a Hong Kong e cerca clienti tra i più giovani, Millennials e Gen-Z, cioè ventenni e trentenni. È questa fascia di età, secondo le ricerche di mercato, a essere la più sensibile al tema della sostenibilità.

Anello in oro con diamante di laboratorio disegnato da Courbet
Anello in oro con diamante di laboratorio disegnato da Courbet

Inoltre, come è noto, i diamanti di laboratorio sono anche meno costosi di quelli naturali. Ma è l’aspetto green quello sottolineato da chi li vende. In realtà, la sostenibilità delle gemme artificiali è solo relativa. I diamanti coltivati in laboratorio sono prodotti in due modi: con reattori che utilizzano un processo ad alta pressione e alta temperatura oppure con un processo chimico che consiste nel deposito del vapore di carbonio. «Non ci confrontiamo con i diamanti naturali, forniamo solo un’opzione diversa, il mercato è abbastanza grande», ha raccontato Tsang. Ok. Ma il manager si spinge più in là: «Quindici anni fa tutti ridevano di Tesla e ora anche la Ferrari sta entrando nel mercato dei veicoli elettrici».
Anello in oro e diamanti di laboratorio by Matilde
Anello in oro e diamanti di laboratorio by Matilde

Questo paragone, però, non sembra del tutto azzeccato. Innanzitutto, le auto elettriche non sono prodotti green: consumano tanta energia generalmente non rinnovabile, e la realizzazione delle loro enormi batterie richiede scavi e devastazioni del territorio per estrarre le cosiddette terre rare. Inoltre, in prospettiva queste batterie costituiranno un enorme problema di gestione alla fine del loro ciclo di vita. Oltre a costare di più, le auto elettriche necessitano anche di un’infrastruttura ancora tutta da realizzare per portare ovunque l’elettricità necessaria per la ricarica. Questo significa migliaia di chilometri di cavi in rame, che provocheranno un’enorme estrazione di minerale oltre al consumo di energia necessario per creare milioni di punti necessari alla ricarica. Quindi, le Tesla e le auto elettriche in genere non sono proprio prodotti green. Ma non è la sostenibilità delle auto elettriche il punto. Ha senso questo martellante marketing sui presunti aspetti green dei diamanti sintetici? Non sarebbe meglio limitarsi a dire che le gemme create in fabbrica costano meno e hanno la stessa proprietà chimica, anche se non il fascino, dei diamanti creati dalla Terra?

Orecchini a bottone in oro, smalto e diamanti di laboratorio disegnati da Loev
Orecchini a bottone in oro, smalto e diamanti di laboratorio disegnati da Loev
Immagine della campagna advertising di The Future Rock
Immagine della campagna advertising di The Future Rock

Orecchini a bottone in oro, smalto e diamanti di laboratorio disegnati da Rêver
Orecchini a cerchio in oro e diamanti di laboratorio disegnati da Rêver







Che cosa sono i diamanti di laboratorio?








Se ne parla da anni, ma molte persone ancora non hanno le idee chiare su che cosa sono le pietre chiamate diamanti creati in laboratorio, o semplicemente lab grown. Se siete alla ricerca di una descrizione veloce e sintetica dei diamanti prodotti artificialmente, eccoci qui. In sostanza, ci sono due metodi per produrre i diamanti artificiali, ma in tutti e due i casi le gemme sono identiche, da un punto di vista chimico, alle pietre naturali. Ma la somiglianza finisce qui.

Synthesis diamond con taglio a pera
Synthesis diamond con taglio a pera, pietra creata in laboratorio

Il nome dei diamanti

Ma, prima di tutto, come vanno chiamati questi diamanti? In lingue inglese la definizione lab grown è la più utilizzata, soprattutto dal marketing di chi produce o vende questi diamanti sintetici. L’idea che i diamanti crescano in laboratorio come dei pomodori in serra offre una visione più green del prodotto. E proprio sull’idea che i diamanti creati in laboratorio (ma in realtà si tratta di fabbriche, come per qualsiasi altro prodotto), siano più sostenibili è basata la comunicazione di chi li produce e li vende. Giusto? Sbagliato? Vediamo.

Diamante di laboratorio prodotto da Aether Diamonds
Diamante di laboratorio prodotto da Aether Diamonds

La sostenibilità

Un diamante naturale, creato 2 o 3 miliardi di anni fa dal movimento della crosta terrestre, è frutto dell’incredibile pressione provocata dallo spostamento dei continenti. I diamanti naturali, per questo, si trovano sotto il suolo. Per essere estratti, i diamanti devono essere cercati in profondità o attraverso grandi scavi in aree remote. Certo questa attività, seppure oggi sia ben controllata, non può essere definita sostenibile. Ma, per contro, non bisogna dimenticare che l’estrazione di diamanti naturali offre anche un sostentamento per migliaia di famiglie in zone povere, come l’Africa. Infine, qualsiasi smartphone che avete in tasca è il frutto dell’estrazione dalla terra di un gran numero di minerali e nessuno se ne scandalizza.

Un impianto di produzione di diamanti sintetici
Un impianto di produzione di diamanti sintetici

In ogni caso, è vero che i diamanti creati in laboratorio sono green? Dipende. Innanzitutto, per essere prodotti i diamanti artificiali hanno necessità di una enorme quantità di energia. In grande maggioranza questi diamanti sono prodotti in Cina e India, ma anche Stati Uniti e Israele e in molti Paesi le centrali a carbone rappresentano ancora la preponderante fonte di energia. Le emissioni causate dalla produzione di diamanti lab grown non possono essere considerati del tutto green. Inoltre, per produrre i diamanti sintetici occorrono poche persone e, quindi, il loro apporto positivo all’economia sociale è moto basso.

Ricerca di gemme in miniera
Ricerca di gemme in miniera

Come sono prodotti?

I diamanti che escono da un laboratorio sono prodotti utilizzando due metodi molto diversi: CVD (deposizione chimica da vapore) e HPHT (alta pressione ad alta temperatura). Attualmente il sistema CVD sembra prevalere e, secondo alcuni, offre anche un risultato migliore. Quindi, se volete comprare un gioiello con diamante sintetico, potete togliervi la curiosità di chiedere da quale tipo di fabbrica è stato prodotto. Tutti e due i metodi, però, usano la stessa materia base: il carbonio.

Il sistema HPHT

Il processo HPHT utilizza un catalizzatore metallico per dissolvere il carbonio. Questo processo ha uno svantaggio: qualche minuscolo frammento di metallo può entrare nel diamante e causare inclusioni visibili. Il carbonio utilizzato, infatti, viene pressato all’interno di un cubo di metallo, esposto a un immenso calore e pressione attraverso impulsi elettrici. In questo modo il carbonio si scompone e si cristallizza in un diamante. Ma minuscole tracce di metallo all’interno potrebbe rendere il diamante attratto da un magnete. Certo non sarebbe bello acquistare un anello con diamante e poi appenderlo alla porta del frigorifero (stiamo scherzando).

Controllo del reattore al plasma CVD che produce diamanti ​​in laboratorio
Controllo del reattore al plasma CVD che produce diamanti ​​in laboratorio di De Beers

Il sistema CVD

Per produrre un diamante con il metodo CVD, un minuscolo frammento di diamante naturale è rinchiuso in una macchina. Qui è esposto a gas ricco di carbonio e portato a temperature estremamente elevate. Nel giro di poche settimane, il gas di carbonio si ionizza e le particelle si attaccano di minerale si incollano al diamante originale e poi si cristallizzano.

Un diamante grezzo emerge dal reattore al plasma CVD
Un diamante grezzo emerge dal reattore al plasma CVD

I diamanti di laboratorio sono uguali agli altri?

Da un punto di vista chimico i diamanti prodotti in laboratorio sono uguali a quelli estratti in una miniera. Sono, quindi, come qualsiasi oggetto prodotto in serie. I diamanti naturali, invece, hanno una imprevedibilità di colore, trasparenza e dimensione che, ovviamente, non è presente nei diamanti sintetici.

Punto luce di Lightbox
Punto luce con diamante di laboratorio Lightbox

I diamanti sintetici sono tutti uguali?

No, come per quelli naturali, anche i diamanti sintetici possono avere una qualità diversa. È solo da poco tempo, però, che i maggiori istituti hanno iniziato a classificarli. GIA e IGI, per esempio, li giudicano per taglio, colore e purezza, come per i diamanti naturali. Taglio eccellente, colore da D a F e purezza da VS2 a SI1 sono le categorie migliori.

Diamante di laboratorio del peso di 2 carati, venduto da Lightbox per 1850 euro
Diamante di laboratorio del peso di 2 carati, venduto da Lightbox per 1850 euro

Quanto costa un diamante sintetico?

Il prezzo di un diamanti creato in laboratorio è determinato da molti fattori. Il primo è la dimensione, poi dalle famose 4 C che servono a classificare tutti i diamanti. Fino a poco tempo fa le fabbriche di diamanti non riuscivano a produrre gemme grandi, oltre uno e due carati. Adesso è molto più comune e sono stati prodotti anche diamanti piuttosto grandi. Il prezzo, però, è molto più alto. In ogni caso, i diamanti lab grown costano meno di quelli naturali. Nel tempo, però, il loro prezzo diminuisce, quello dei diamanti naturali tende ad aumentare.

Leggi anche: https://gioiellis.com/it/il-futuro-dei-diamanti-di-laboratorio

Anello con diamanti di laboratorio
Anello con diamanti di laboratorio

Le caratteristiche

I diamanti da laboratorio sono duri e resistenti quanto i diamanti naturali: hanno un punteggio di 10, che è il massimo, sulla scala di Mohs. Anche su un gioiello brillano esattamente come gli altri. Quando acquistate un gioiello con diamante potete distinguere se è naturale o sintetico? No, anche per un gioielliere o un gemmologo è impossibile distinguere un diamante naturale da uno artificiale. Ci sono però laboratori con speciali attrezzature che possono identificare un diamante creato in laboratorio.

Orecchini lab-grown di Lightbox
Orecchini lab-grown di Lightbox







Il futuro dei diamanti di laboratorio




Come nello sport, nel mondo della gioielleria sono scese in campo due squadre. La prima detiene il primato in classifica e non intende cederlo. La seconda guadagna punti, ma è ancora lontana dalla vetta. I due team rivali sono quelli di chi utilizza diamanti naturali, creati da madre natura milioni di anni fa, e chi li produce artificialmente con raffinate macchine. Questi ultimi sono chiamati pudicamente diamanti lab grown, cioè cresciuti come fossero zucchine in serra. La realtà è diversa: i diamanti sintetici, del tutto uguali chimicamente a quelli naturali, sono prodotti con impianti produttivi perlopiù in Cina e India che sono, tra l’altro, parecchio energivori. Ma questo è un altro aspetto.

Diamante di laboratorio del peso di 2 carati, venduto da Lightbox per 1850 euro
Diamante di laboratorio del peso di 2 carati, venduto da Lightbox per 1850 euro

È un fatto che con la tecnologia sia diventata più semplice e meno costoso produrre i diamanti definiti lab grown. E la domanda che si pongono i gioiellieri, ma anche molti consumatori, è se le vendite di queste gemme sintetiche continuerà ad aumentare, come è avvenuto negli ultimi anni a partire dal 2018, quando è sceso in campo anche il produttore di diamanti naturali De Beers con il marchio Lightbox. Inoltre, un interrogativo riguarda il mercato dei gioielli con diamanti naturali: è destinato a perdere quote di mercato? A queste domande cerca di rispondere un analista specializzato, Paul Zimnisky, che ha pubblicato un’analisi riportata dal sito National Jeweler.

Punto luce di Lightbox
Punto luce con diamante di laboratorio Lightbox

L’analisi di Zimnisky è particolarmente interessante perché getta uno sguardo sui prossimi 10-15 anni. La prima considerazione dell’analista è che, come è ovvio, l’offerta di diamanti artificiali è illimitata. Basta produrli. E, visto il trend, la produzione di diamanti sintetici dovrebbe continuare a crescere fino ai 25 milioni di carati entro il 2030. Una grande quantità, ma molto meno dei diamanti naturali, che nel 2021 hanno raggiunto i 120 milioni di carati. L’aumento dell’offerta, unita alla spesso scarsa possibilità di valutazione delle pietre sintetiche, farà scendere ulteriormente il prezzo dei diamanti di laboratorio. L’analista porta un esempio: a metà 2018 un diamante generico da 1 carato, G VS1, coltivato in laboratorio è stato venduto al dettaglio per 3.625 dollari, rispetto a 6.600 per un diamante naturale della stessa dimensione e qualità. Ma oggi, un diamante sintetico delle stesse dimensioni e qualità è venduto per 1.615 dollari, mentre quello equivalente naturale è aumentato di valore a 6.705 dollari.

Controllo del reattore al plasma CVD che produce diamanti ​​in laboratorio
Controllo del reattore al plasma CVD che produce diamanti ​​in laboratorio di De Beers

Se ne deduce che i diamanti sintetici sono destinati, se il trend sarà confermato, a perdere di valore. Al contrario di quelli naturali. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto a una questione di prezzo. A pesare molto è il marchio di chi vende. Zimnisky porta come esempio un brand come Hèrmes: se vendesse un buon diamante sintetico, sarebbe percepito prima di tutto come gioiello di alta classe e poi come gemma non naturale. Questo ragionamento porta l’analista a una previsione: la maggior parte dei diamanti sintetici perderà valore. Ma ci sarà anche un ristretto numero di brand che potranno utilizzarli facendo leva sulla propria notorietà, a patto di scegliere gemme molto grandi e di ottima qualità. Insomma, il mercato dei gioielli sintetici potrebbe dividersi in due classi, normale e premium. Questi ultimi potranno essere competitivi con i diamanti naturali ma, naturalmente, saranno anche più costosi.

Un diamante grezzo emerge dal reattore al plasma CVD di De Beers
Un diamante grezzo emerge dal reattore al plasma CVD di De Beers

Un esempio di successo per i diamanti sintetici di qualità media è, per esempio, la recente linea Pandora Brilliance. Ma una carta da giocare per i produttori di gemme artificiali potrebbe essere la possibilità di personalizzare con forme inusuali le gemme, aspetto che permetterebbe di distinguersi dai prodotti naturali. La partita tra le due squadre durerà a lungo.

Rendering degli anelli della collezione Pandora Brilliance
Rendering degli anelli della collezione Pandora Brilliance







La verità sui diamanti sintetici secondo Assogemme




I diamanti prodotti con sofisticate macchine sono uguali a quelli che hanno milioni di anni e si estraggono dal profondo della Terra? È giusto definire pudicamente i diamanti creati da un’azienda con il termine “cresciuti in laboratorio”, come fossero i pomodori di serra che si acquistano al supermercato? E, ancora, in quale misura i diamanti creati con un processo industriale sono amici dell’ambiente? Tutte domande che dovrebbe porsi più spesso chi vuole acquistare un gioiello con diamante (lo stesso vale per le altre gemme). Ogni scelta ha pro e contro ma, probabilmente, è una forzatura identificare i diamanti frutto di complicati procedimenti tecnologici (che richiedono molta energia) come gemme green. Anche se lo sanno in pochi.

Il talk a Vicenzaoro. Da sinistra: Marco Carniello, direttore della divisione Jewellery & Fashion Italian Exhibition Group, Guido Damiani Grassi, presidente del Gruppo Damiani, Raffaele Ciardulli, consulente del lusso e Paolo Cesari, presidente di Assogemme e di Futurgem, Claudia Piaserico, presidente di Federorafi
Il talk a Vicenzaoro. Da sinistra: Marco Carniello, direttore della divisione Jewellery & Fashion Italian Exhibition Group, Guido Damiani Grassi, presidente del Gruppo Damiani, Raffaele Ciardulli, consulente del lusso e Paolo Cesari, presidente di Assogemme e di Futurgem, Claudia Piaserico, presidente di Federorafi

Che naturale e vero siano sinonimo di autenticità, auspicabile anche quando si sceglie un oggetto prezioso destinato a rappresentare le nostre emozioni di maggior valore come l’amore, gratitudine, celebrazione di un successo, è certo un’opinione personale, ma ritengo sia ampiamente condivisibile. È soprattutto partendo dall’utilizzo di una terminologia chiara e condivisa che è possibile raccontare in modo corretto il mondo dei diamanti ai propri clienti. L’impegno di aziende produttrici, di professionisti del settore e di associazioni di categoria già attive in tal senso dovrà essere sempre più orientato in questa direzione. Solo così si può parlare di etica dei diamanti naturali.
Guido Damiani, presidente del Gruppo Damiani e del Comitato Etico di Assogemme

Guido Damiani
Guido Damiani

Un’occasione per approfondire l’argomento l’ha fornita a Vicenzaoro il confronto organizzato da Assogemme, l’organizzazione nazionale italiana che rappresenta le aziende che abbracciano la filiera della gioielleria, composta dai principali operatori nell’ambito delle gemme di colore, pietre preziose, semipreziose e dure, diamanti e coralli. Obiettivo: chiarire un concetto che sembra banale, ma che le operazioni di marketing hanno contribuito a confondere. E cioè che c’è una differenza tra ciò che è frutto della natura, o più precisamente è il contributo di potenti sommovimenti geologici, da ciò che è il risultato di un procedimento tecnico, come fosse uno smartphone. Anche se la composizione delle due pietre, naturale e di laboratorio, è identica da un punto di vista chimico.

Controllo del reattore al plasma CVD che produce diamanti ​​in laboratorio
Controllo del reattore al plasma CVD che produce diamanti ​​in laboratorio di De Beers

Guido Damiani, per esempio, ha sottolineato che è sbagliato considerare la produzione dei diamanti sintetici come ecologicamente sostenibile. Non fosse altro che per produrre i diamanti occorrono grandi quantità di energia. E la maggior parte di queste gemme è prodotta in Cina, dove la maggior parte dell’energia elettrica è ottenuta da inquinanti centrali a carbone. Certo, non è che le miniere siano un luogo ameno e oasi naturali. Ma, dato che da anni sono finite sotto la lente dei media, hanno adottato misure di contenimento del danno ambientale e di rispetto per le tutele di chi lavora. Tra l’altro, in molti Paesi le miniere di gemme sono una fonte di sostentamento per le popolazioni locali.

Sempre nell’incontro organizzato da Assogemme è emerso un altro aspetto da non sottovalutare. Mentre un diamante naturale è un bene rifugio, cioè ha un valore che si conserva nel tempo (pur con variazioni, come per l’oro) una gemme sintetica è un prodotto artificiale che è destinato a perdere appeal economico, anche perché se ne producono quantità sempre crescenti.

Un diamante grezzo emerge dal reattore al plasma CVD
Un diamante grezzo emerge dal reattore al plasma CVD

Premesso tutto questo, qual è la soluzione? Sembra ovvia: informare di più e meglio chi vuole acquistare un gioiello con diamante. Conoscere, può aiutare a scegliere in modo consapevole, come sostiene Claudia Piaserico, presidente di Federorafi. Anche perché il boom dei diamanti cosiddetti lab grown, sostenuta da prezzi più bassi rispetto alle gemme naturali e l’equivoco che siano più attente all’ambiente, ha creato incertezza. Se poi aggiungiamo che l’azienda che si identifica con il diamante, De Beers, produce anche gemme sintetiche, la confusione è completa. Per questo Federorafi,  preme sulla European Federation of Jewellery, con l’obiettivo di ottenere regole più chiare, magari con una legge targata Ue. Sarebbe preziosa, è il caso di dirlo.

Synthesis diamond con taglio a pera
Synthesis diamond con taglio a pera, pietra creata in laboratorio







Svolta verde con Pandora Brilliance

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Il vento della sostenibilità, del rispetto per l’ambiente e, più in generale, del green ha investito da tempo il mondo della gioielleria. Questa spinta ha convinto Pandora a lanciare una collezione con diamanti creati in laboratorio e argento e oro riciclati al 100%. La prima collezione con diamanti sintetici, chiamata Pandora Brilliance, era stata annunciata già nel 2021 e venduta come esperimento solo in Gran Bretagna. Dopo questo assaggio, adesso Pandora ha deciso di non utilizzare più diamanti estratti e di estendere la vendita.

Anelli in oro bianco e oro giallo con diamanti di laboratorio
Anelli in argento e oro giallo con diamanti di laboratorio by Pandora

Il futuro del lusso è qui oggi. I diamanti creati in laboratorio sono belli quanto i diamanti estratti, ma disponibili per più persone e con minori emissioni di carbonio. Siamo orgogliosi di ampliare il mercato dei diamanti e di offrire gioielli innovativi che stabiliscono un nuovo standard per il modo in cui l’industria può ridurre il suo impatto sul pianeta.
Alexander Lacik, Ceo di Pandora

Alexander Lacik
Alexander Lacik, presidente e Ceo di Pandora

Secondo l’azienda danese, il mercato globale dei gioielli con diamanti è di circa 84 miliardi di dollari. Le previsioni sono di crescita e i diamanti creati in laboratorio stanno superando l’aumento complessivo del settore. Gli Stati Uniti sono attualmente il più grande mercato mondiale di gioielli con diamanti. I diamanti creati in laboratorio, ricorda Pandora, sono identici ai diamanti estratti, ma sono creati in un laboratorio piuttosto che estratti da una miniera.

Bracciali della collezione Pandora Brilliance, bozzetto
Bracciali della collezione Pandora Brilliance, bozzetto

Hanno le stesse caratteristiche ottiche, chimiche, termiche e fisiche e sono classificati secondo gli stessi standard noti come 4C: taglio, colore, purezza e caratura. I diamanti creati in laboratorio da Pandora vengono realizzati, tagliati e lucidati utilizzando il 100% di energia rinnovabile e, sempre secondo il colosso danese, hanno un’impronta di carbonio di soli 8,17 chilogrammi di Co2e (Carbon dioxide equivalent) per carato, il 5% di quella necessaria per ottenere di un diamante estratto.

I diamanti creati in laboratorio vengono creati negli Stati Uniti. In prospettiva, ricorda inoltre Pandora, se tutti i diamanti venissero estratti con la stessa impronta di carbonio ridotta dei diamanti creati in laboratorio da Pandora, si risparmierebbero più di 6 milioni di tonnellate di CO2e all’anno, che equivale alla sostituzione di tutte le auto di New York City con veicoli elettrici.

Rendering degli anelli della collezione Pandora Brilliance
Rendering degli anelli della collezione Pandora Brilliance

Argento e oro riciclati al 100%
Per ridurre ulteriormente l’impatto climatico dei gioielli, Pandora ha lanciato anche la prima collezione con argento e oro riciclati al 100%. Anche questo riduce le emissioni di gas serra del prodotto di ingresso della collezione, un anello d’argento con un diamante creato in laboratorio da 0,15 carati (costa 300 dollari) a 2,7 chilogrammi di CO2e, pari alle emissioni medie necessarie a produrre una maglietta. Il prodotto di punta, un diamante creato in laboratorio da 1 carato incastonato in un anello in oro massiccio 14 carati (costa 1950 dollari), ha un’impronta di 10,4 chilogrammi di CO2e, inferiore alle emissioni medie necessarie per ottenere un paio di jeans.

La nuova collezione rappresenta una svolta significativa per Pandora, poiché l’azienda si è impegnata a realizzare tutti i suoi gioielli da argento e oro riciclati entro il 2025.La collezione di 33 pezzi si chiama Pandora Brilliance e comprende anelli, braccialetti, collane e orecchini, ciascuno caratterizzato da un diamante solitario, purezza VS+ creato in laboratorio, incastonato a mano in argento sterling, oro giallo massiccio 14 carati o oro bianco massiccio 14 carati. La collezione sarà disponibile per l’acquisto dal 25 agosto in 269 negozi Pandora negli Stati Uniti e in Canada e online su pandora.net. I prezzi partono da 300 dollari e ogni pietra varia da 0,15 a 1 carato.

Anelli Pandora indossati
Anelli Pandora indossati






Con Aether Diamonds il diamante a impatto ambientale zero




Diamanti sintetici che hanno un impatto ambientale nullo o addirittura migliorativo. Aether Diamonds è la prima società che può vantare una vera sostenibilità ambientale per le sue pietre prodotte in laboratorio. Un traguardo che non è, come molti credono, facile da raggiungere. I diamanti prodotti in laboratorio, cioè in fabbriche ad alta tecnologia, sono sempre proposte come gemme che non hanno impatto sull’ambiente, a differenza di quelle estratte in miniera. Peccato che non sia vero: produrre diamanti consuma un sacco di energia. E l’energia è prodotta in molti casi con carbone (per esempio in Cina gran parte delle centrali è ancora di questo tipo), oppure gas e derivati del petrolio. Solo una piccola parte di energia è prodotta grazie al vento o il sole. Insomma, i diamanti sintetici o, secondo lo storytelling del marketing, «cresciuti in laboratorio» (quasi fossero degli ortaggi) non sono a impatto zero.

Diamante di laboratorio prodotto da Aether Diamonds
Diamante di laboratorio prodotto da Aether Diamonds

Aether Diamonds, che ha sede a New York, sembra invece essere differente. È, infatti, la prima azienda al mondo che produce diamanti a ottenere la certificazione B Corp. La sigla, indicata anche come B Corporation o B Lab, è una certificazione rilasciata a società virtuose per le loro prestazioni sociali e ambientali. È conferita da B Lab, un’organizzazione no- profit globale con uffici negli Stati Uniti, Europa, Canada, Australia e Nuova Zelanda, e una partnership in America Latina con Sistema B. Per ottenere e mantenere la certificazione, le aziende devono ricevere un punteggio minimo e pagare una quota annuale basata sulle vendite annuali. Le aziende devono anche ripetere la certificare ogni tre anni.

Orecchini con diamanti di laboratorio di Aether Diamonds: sono venduti a quasi 40.000 dollari
Orecchini con diamanti di laboratorio di Aether Diamonds: sono venduti a quasi 40.000 dollari

Il B Lab ha assegnato ad Aether Diamonds un punteggio di impatto di 96,5 (il minimo è 80) dopo una lunga valutazione sull’attività dell’azienda. Aether si è impegnata a rimuovere 20 tonnellate di CO2 dall’atmosfera per ogni carato venduto, compensando efficacemente l’impronta di carbonio del cliente americano medio di 1,25 anni. Secondo Ryan Shearman, co-fondatore e Ceo di Aether, la certificazione B Corp rassicura i clienti sul fatto che acquistando un diamante Aether stanno contribuendo a creare un futuro migliore per se stessi e per il pianeta.

Synthesis diamond con taglio a pera
Synthesis diamond con taglio a pera







Questa collana diamanti sintetici di Brilliant Earth costa 100.000 dollari

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Domanda: comprereste una collana di diamanti sintetici che costa 100.000 dollari? Brilliant Earth, brand di San Francisco che dal 2005 propone gioielli con provenienza etica e sostenibile, crede che il prezzo sia giusto. E propone questo gioiello, che fa parte della collezione Solstice. La collana, in oro bianco e diamanti creati in laboratorio per 75 carati, con forme diverse (rotondi, a pera, marquise), è accompagnata da altri 15 gioielli, sempre realizzati con gli stessi materiali.

Collana con diamanti di laboratorio in vendita a 100.000 dollari
Collana con diamanti di laboratorio in vendita a 100.000 dollari

Brilliant Earth è stata fondata da Beth Gerstein ed Eric Grossberg è si è proposta fin dall’inizio di utilizzare diamanti conflict free, selezionati per le loro origini etiche e rispettose dell’ambiente. La Maison è stata anche tra le prime a utilizzare la blockchain per tracciare la provenienza delle pietre e fa parte del Responsible Jewelry Council, standard etico leader nel settore della gioielleria. Per realizzare le sue pietre sintetiche, Brilliant Earth utilizza un processo noto come High Pressure High Temperature (Hpht), senza post-trattamento. Questo processo, specifica l’azienda, imita in laboratorio le condizioni di formazione dei diamanti naturali.

Anello in oro con diamanti di laboratorio della collezione Solstice
Anello in oro con diamanti di laboratorio della collezione Solstice
Anello della collezione Solstice
Anello della collezione Solstice
Bracciale con diamanti sintetici
Bracciale con diamanti sintetici
Orecchini Brilliant Earth con diamanti sintetici
Orecchini Brilliant Earth con diamanti sintetici

Collana Brilliant Earth con diamanti sintetici
Collana Brilliant Earth con diamanti sintetici







I gioielli di Matilde Mourinho

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Il padre lavora con gioielli (visto l’ingaggio) in carne e ossa. La figlia con gioielli in oro riciclato 14 carati e diamanti realizzati in laboratorio. Lui è Josè Mourinho, uno degli allenatori di calcio più famosi al mondo, lei è Matilde Mourinho, giovane designer con base a Londra, che un anno fa ha lanciato Matilde Jewellery, brand di gioielli che ha come bandiera la sostenibilità, oltre che l’estetica. Ora il brand ha introdotto anche una linea di gioielli per uomo, sponsorizzata su Instagram anche dal padre.

Anello Celestial in oro riciclato e diamanti prodotti in laboratorio
Anello Celestial in oro riciclato e diamanti prodotti in laboratorio

Matilde Jewellery propone un design piuttosto semplice e lineare, con anelli, bracciali, orecchini e collane composti da sottili bande o catene in oro e linee di piccoli di diamanti sintetici. Una scelta che, secondo Matilde Mourinho (nome che ha in comune con sua madre e sua nonna) è determinata dall’urgenza nell’affrontare la questione ambientale e rispettare il valore della sostenibilità. Insomma, Matilde Jewellery vuole fare goal con prezzi equi grazie a processi trasparenti, trattamento ambientale e sociale equo grazie alla sostenibilità.

Anello Blossom in oro 14 carati e diamanti sintetici
Anello Blossom in oro 14 carati e diamanti sintetici
Collana a catena, in oro 14 carati e sette diamanti di laboratorio
Collana a catena, in oro 14 carati e sette diamanti di laboratorio
Orecchini a catena, in oro 14 carati e sei diamanti di laboratorio
Orecchini a catena, in oro 14 carati e sei diamanti di laboratorio
Matilde Mourinho
Matilde Mourinho
Orecchini Lua, oro 14 carati e diamanti di laboratorio
Orecchini Lua, oro 14 carati e diamanti di laboratorio
Bracciale Link, oro 14 carati e diamanti di laboratorio
Bracciale Link, oro 14 carati e diamanti di laboratorio

Bracciale Harmony in oro 14 carati e diamanti di laboratorio
Bracciale Harmony in oro 14 carati e diamanti di laboratorio







Freelight Diamond, la libera interpretazione del lusso

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Dal corallo all’oro, dall’oro ai diamanti. Ma quelli creati in laboratorio. La storia di Lux Coral, azienda umbra nata nel 1986 su iniziativa di Domenico Antonio Cosentino, che è ancora il presidente, prosegue con il marchio Freelight Diamond, interamente dedicato a pietre sintetiche. Accanto ai tradizionali gioielli, quindi, l’impresa orafa ha fondato un paio di anni fail nuovo brand, con l’obiettivo di conquistare il crescente interesse nei confronti dei gioielli in oro, ma con diamanti dal prezzo più abbordabile.

Anello trilogy in oro bianco con diamanti cresciuti in laboratorio
Anello trilogy in oro bianco con diamanti cresciuti in laboratorio

Bisogna ricordare che, da un punto di vista chimico e ottico, i diamanti realizzati in laboratorio sono del tutto identici a quelli naturali, scovati nelle profondità della terra. Anche i diamanti frutto della tecnologia sono certificati Igi e descritti secondo le classiche 4C (cut, color, clarity e carat). La domanda di gioielli con diamanti che sono indistinguibili da quelli naturali, se non sono sottoposti a una accurata analisi in centri specializzati, è in crescita. Per questo Freelight Diamond si propone di soddisfare la richiesta con gioielli di tipo tradizionale, come i classici anelli con solitario, ma anche di pietre di colore come smeraldi, zaffiri e rubini, sempre creati in laboratorio.

Collana con punto luce a cuore
Collana con punto luce a cuore
Anello eternity in oro con diamanti lab grown
Anello eternity in oro con diamanti lab grown
Orecchini a bottone in oro con diamanti lab grown
Orecchini a bottone in oro con diamanti lab grown
Orecchini con diamanti e zaffiri artificiali
Orecchini con diamanti e zaffiri sintetici
Anello con solitario a cuore
Anello con solitario a cuore

Anello in oro bianco con solitario
Anello in oro bianco con solitario







A Parigi torna lo storico marchio Vever

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A Parigi c’è una nuova vecchia Maison: Vever. Nuova perché è stata appena aperta in zona Place Vendôme da Camille e Damien Vever. Vecchia perché i fondatori sono gli eredi di Henri Jean Baptiste Eugène Vever (1854-1954), gioielliere, scrittore e collezionista d’arte francese, protagonista del periodo della Art Nouveau e della Belle Epoque. Camille Vever ha scelto di entrare nel mondo della gioielleria grazie a una spilla, ovviamente firmata Vever, donata da sua nonna per il suo 16° compleanno. Dopo lunga riflessione, a 40 anni ha deciso di lasciare il posto di direttore generale di un’azienda biofarmaceutica e ha arruolato uno dei suoi fratelli.

Anello Ginko in oro bianco e diamante blu sintetico
Anello Ginko in oro bianco e diamante blu sintetico

La Maison fondata dal nonno era rimasta attiva fino al 1982. Ora riceve un nuovo impulso. Ma in una situazione completamente nuova rispetto a un secolo fa, anche le linee guida di Vever sono cambiate rispetto al passato. Per esempio, la Maison ha deciso di utilizzare esclusivamente oro riciclato e diamanti sintetici per rispettare l’ambiente. Al debutto Vever presenta due linee di alta gioielleria e di fine jewelry: anelli, collane e bracciali rispecchiano due differenti estetiche, una che ricorda i gioielli storici con uso di smalto, perle Akoya e forme barocche, mentre un’altra linea è più moderna con forme semplici e morbide, accanto a una più elaborata collezione ispirata ai fiori del Ginko.

Collana alta gioielleria Nuit Magique in oro riciclato, diamanti sintetici, smalto, perle Akoya
Anello di alta gioielleria Nuit Magique in oro riciclato, diamanti sintetici, smalto
Anello di alta gioielleria Nuit Magique in oro riciclato, diamanti sintetici, smalto
Anello Ginko in oro riciclato e diamanti sintetici
Anello Ginko in oro riciclato e diamanti sintetici
Collana Ginko in oro riciclato e diamanti sintetici
Collana Ginko in oro riciclato e diamanti sintetici
Collana Ginko in oro riciclato e diamanti sintetici
Collana Ginko in oro riciclato e diamanti sintetici

Orecchino singolo in oro riciclato e diamanti sintetici
Orecchino singolo in oro riciclato e diamanti sintetici







Con Courbet i diamanti artificiali in Place Vendôme

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In Place Vendôme a Parigi è nata una nuova Maison di gioielli: si chiama Courbet e lavora solo con diamanti artificiali ♦︎

Forse qualche gioielliere l’ha vissuta come una provocazione, chissà. Ma da un paio di anni in Place Vendôme a Parigi, la capitale dell’alta gioielleria, c’è una nuova Maison specializzata in gioielli con diamanti cresciuti in laboratorio, cioè sintetici. Il brand ha un nome altrettanto provocatorio: Courbet. È il nome del pittore francese dell’Ottocento celebre anche per essere l’autore di un quadro, L’origine del mondo, che ritrae in primo piano un sesso femminile (oggi fa meno scandalo, ma allora fu uno choc), Courbet, curiosamente, durante la Comune di Parigi è stato tra i promotori della distruzione della colonna in bronzo di Place Vendôme, considerata un monumento anti-pacifista (ma poi è stata ricostruita).

I gioielli della Maison Courbet, però, non sono affatto provocatori, nonostante l’utilizzo di diamanti sintetici.

Anello in oro bianco con diamanti lab grown
Anello in oro bianco con diamanti lab grown

Il marchio è diretto da Manuel Mallen, che ha passato 20 anni come manager di Piaget e Baume & Mercier. La designer è, invece, la svedese Marie-Ann Wachtmeister, ex manager marketing in Europa per Procter & Gamble. Il negozio di Courbet si trova al quinto piano di Cour Vendôme, proprio dietro la piazza. I gioielli hanno come bandiera l’etichetta della sostenibilità, di prodotto etico. Oltre ai diamanti lab grown, Courbet sottolinea l’utilizzo di oro riciclato. E non solo da altri gioielli: utilizza anche l’oro presente nel materiale informatico e industriale obsoleto. Mentre un’ottima miniera produce solo circa 5 grammi di oro per tonnellata di minerale, una tonnellata di rifiuti elettronici può contenere fino a 1 chilogrammo di metallo giallo.
Insomma, gioielleria con diamanti sintetici, a due passi dalle boutique di Boucheron, Van Cleef & Arpels, Damiani, Piaget… il mondo sta proprio cambiando.

Orecchini a cerchio con diamanti lab grown
Orecchini a cerchio con diamanti lab grown
Orecchini a bottone Celeste
Orecchini a bottone Celeste
Orecchini in oro rosa Eclipse
Orecchini in oro rosa Eclipse
Bracciale in oro giallo con diamanti lab grown
Bracciale in oro giallo con diamanti lab grown
Anello in oro rosa con diamanti lab grown
Anello in oro rosa con diamanti lab grown
Anello in oro bianco con diamante sintetico
Anello in oro bianco con diamante sintetico







Tre anelli per San Valentino di Live Diamonds

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Negli Stati Uniti le vendite di diamanti nati in laboratorio rappresentano ormai l’1,5% degli acquisti totali di diamanti presso i rivenditori di gioielli specializzati (negozi come Kay Jewelers e Tiffany, specializzati in alta gioielleria). I diamanti sintetici, insomma, sono ancora una nicchia di mercato, ma la loro diffusione si espande, anche grazie a due fattori. Il primo è che questi diamanti creati in fabbriche ultra tecnologiche sono considerati rispettosi dell’ambiente anche se, per la verità, hanno bisogno di una enorme quantità di energia per essere prodotti. Il secondo fattore è, invece, il prezzo, che è minore rispetto alle pietre estratte in miniera.

Anello con diamante sintetico a quattro griffe
Anello con diamante sintetico a quattro griffe

La linea Live Diamonds di Morellato, per esempio, riassume queste due caratteristiche: propone gioielli con diamanti creati in laboratorio considerati ecologici e, naturalmente, un prezzo molto competitivo. Per San Valentino, per esempio, Live Diamonds propone un solitario in oro bianco con montatura Valentino e diamante di 0,30 carati a 899 euro, un solitario in oro bianco con montatura quattro griffe e diamante, sempre di 0,30 carati a 849 euro e un anello tipo eternity in oro bianco e diamanti per 1,12 carati a 1.199 euro.

Anello tipo eternity con diamanti lab-grown
Anello tipo eternity con diamanti lab-grown

Anello di Live Diamonds
Anello di Live Diamonds

Anello trilogy
Anello trilogy

Bracciale tennis
Bracciale tennis







Allarme diamanti falsi

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Attenti alla frode: aumenta il numero di diamanti sintetici che sono proposti in modo fraudolento come naturali ♦

Allarme diamanti. Gli esperti segnalano un’impennata di diamanti sintetici spacciati come veri. Tempo fa un buon numero di questo diamanti fake sono stati individuati dal Gemological Institute of America in India. Il Gia, infatti, ha scoperto un numero insolitamente elevato di diamanti sintetici non dichiarati, che erano mescolati con diamanti naturali.

Leggi anche: Riconoscere se un diamante è vero

Falsio diamante
Falso diamante

Per la precisione, sono stati individuati ben 101 diamanti sintetici in un pacco di 323 pietre dal laboratorio di Mumbai del Gia. Tutti di piccole dimensioni: da 0.014 a 0.015 carati. Il problema è che prima del servizio di analisi del Gia quante pietre finte sono state certificate come autentiche prima di questa data? Non è, infatti, la prima volta che una frode cade nella rete: la prima grande scoperta di pietre sintetiche non dichiarate è avvenuta già nel maggio 2012 , quando diverse centinaia di diamanti CVD sono stati inviati al Gemological Institute (IGI) di Anversa e Mumbai, con l’obiettivo di essere certificati come diamanti naturali.

Esame di un diamante in India
Esame di un diamante in India

Anche questi diamanti finti sono stati creati con la tecnica chiamata CVD (non è l’unico sistema): è un acronimo che indica la tecnica che consente di fabbricare diamanti con la deposizione di vapore chimico. In sostanza, una miscela di idrogeno e metano è sottoposta ad altissime temperature (circa 900 gradi). A quel punto le molecole scisse e trasformate in elementi di carbonio sono fatte depositare su un minuscolo elemento di silicio, tungsteno, molibdeno, carburo di silicio, nitruro di silicio o vetro di quarzo. I cristalli che si formano hanno la stessa consistenza e aspetto di quelli di un diamante naturale. Il processo è costoso, ma per i diamanti di piccole dimensioni è estremamente conveniente. Tranne per chi crede di acquistare un diamante naturale.

Quello scoperto in India non è stato l’unico caso di frode: secondo quanto racconta un’inchiesta della BBC, per esempio, sul sito di e-commerce Alibaba, per esempio, sono state scoperte inserzioni pubblicitarie che offrivano diamanti sintetici come naturali.

Verifica dei diamanti in India
Verifica dei diamanti in India

Questo tipo di frodi preoccupa le grandi aziende minerarie. La risposta potrebbe essere l’uso della blockchain, una tecnologia che garantisce l’autenticità di una qualsiasi transazione e permette di risalire all’origine di qualsiasi oggetto o vendita che sia registrata su questa piattaforma. Everledger in Australia e Tracr di De Beers sono esempi dell’utilizzo della tecnologia blockchain. Anche il gigante russo del mining di diamanti Alrosa ha annunciato lo scorso autunno che si unirà alla piattaforma Tracr. Problema risolto? Purtroppo no: non tutti i diamanti montati sui gioielli in vendita provengono da questi grandi produttori. Federico Graglia

Diamanti sintetici
Diamanti sintetici
Diamanti sintetici
Diamanti sintetici







Trasforma tuo marito (oppure il cane) in un diamante

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Che ne dite di trasformare il vostro cane o gatto defunto in un diamante? E se a lasciarvi fosse, invece, vostro marito o moglie? Un’azienda propone, per tutti loro, di mantenere il prezioso ricordo dei compagni di tanti anni: trasformarli in gioielli. L’idea, non sorprende, è nata negli Usa, dove anni fa una un’azienda ha pensato di inaugurare il business di trasformare i parenti defunti, oppure gli animali di casa, in diamanti sintetici. La società si chiama LifeGem e ha sede a Chicago. La sua attività consiste nel trasformare i resti cremati in gemme indossabili, trasformando il carbonio contenuto nelle ceneri in (macabri) diamanti artificiali. Il costo dipende da quanti carati si vogliono ottenere dalle ceneri. Si parte da circa 2.000 dollari per salire fino a quasi 20.000. Per gli animali i prezzi sono più bassi.

Diamanti
Diamanti

Un’operazione che, fanno notare con discrezione, è stata adottata spesso per gli esseri umani: l’idea di infilarsi al dito la suocera, in effetti, per qualche donna potrebbe suonare come una vendetta allettante. “Una volta catturato, il carbonio viene riscaldato a temperature estremamente elevate in condizioni particolari. Nella rimozione della cenere, il processo elimina il carbonio dell’ex cane di casa e con l’aiuto della nostra tecnologia lo trasforma in diamante”, spiegano alla LifeGem. Il servizio è stato lanciato nel 2002. Da allora i clienti possono scegliere tra gemme di diversi colori, tagli, e selezionare l’impostazione per un ciondolo o un anello.
tomba di cane
Intendiamoci, non è un ricordino a buon mercato. Ma, pare, oltre 6.000 persone ha già chiesto di trasformare le care salme, compresi  gatti, cani, conigli, cavalli e persino un armadillo, in costosi gingilli. Come Katie Pilon, di Boston, che ha ora porta al dito il suo Meowy, amato gatto mutato in un bellissimo blu diamante blu.

Diamante prodotto da LifeGem
Diamante prodotto da LifeGem

Per la verità, le pratiche della società sono state messe in discussione, e qualcuno ha avanzato dubbi sulla serietà della LifeGem. Obiezioni respinte: “Kenneth Poeppelmeier, professore di chimica alla Northwestern University, ha sostenuto che non c’è ragione per cui il processo non dovrebbe funzionare, e Avrum Blumberg, professore di chimica alla DePaul University di Chicago, ha ammesso che è possibile fare un diamante di alta qualità dal carbonio contenuto in un essere umano cremato”, ribattono i sostenitori.
Diamante sintetico dopo il taglio e la lucidatura
Diamante sintetico dopo il taglio e la lucidatura

Tuttavia, è impossibile distinguere l’origine dei diamanti sintetici che, quindi, potrebbero avere origine da grafite ordinaria invece che dai resti dell’animale domestico. Ma, in fondo, non importa: quale ricordo migliore che essere associato a un diamante, che è per sempre?






I diamanti sintetici di De Beers, idea giusta o sbagliata?

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Nuovi diamanti di laboratorio di Lightbox, marchio di De Beers. Ma se fosse una mossa sbagliata? ♦

I diamanti sintetici, da un punto di vista chimico indistinguibili da quelli naturali, sono il futuro della gioielleria? I pareri sono discordi. È possibile riflettere, però, su quello che sta accadendo. Come abbiamo già riferito su gioiellis.com la più grande azienda commerciale di diamanti, De Beers, ha deciso di vendere diamanti creati in laboratorio, cioè sintetici. Grazie a un investimento molto consistente ha quindi iniziato a produrre e a commercializzare pietre non naturali.

Pendente in argento placcato oro con diamante sintetico da 1 carato
Pendente in argento placcato oro con diamante sintetico da 1 carato

Il risultato si chiama Lightbox, un marchio che in alcuni Paesi, come Gran Bretagna e Stati Uniti, ha iniziato a farsi largo sul mercato dei gioielli. I diamanti sono del tutto simili a quelle naturali, sono proposti con tagli diversi (l’ultima proposta è di pietre taglio cuscino) e anche a colori. E mentre un diamante rosa naturale potrebbe costare migliaia fino a milioni di dollari, i diamanti sintetici di Lightbox sono venduti a poche centinaia di euro. Un bracciale con diamante rosa, per esempio, è venduto negli Usa a 600 euro. Più, in generale, questi diamanti sono venduti a 800 dollari al carato. Un prezzo incredibilmente basso anche per gli standard dei diamanti artificiali. Anche perché le pietre sono spesso montate su argento e non su oro, per tenere basso il prezzo.

Orecchini con diamanti di laboratorio Lightbox
Orecchini con diamanti di laboratorio Lightbox

Con la premessa che nessuno riuscirà mai a distinguere un diamante naturale da uno artificiale, tranne che con un complicato esame di laboratorio gemmologico, non stupisce che Lightbox possa avere successo.

Catena in argento con diamanti sintetici di Lightbox
Catena in argento con diamanti sintetici di Lightbox

Ma è un successo anche per chi vende gioielli? Secondo un’analisi del mensile Usa Forbes, potrebbe essere un clamoroso autogoal. Specialmente se i diamanti artificiali come quelli di Lightbox saranno venduti in gioielleria e non solo sui siti online. Secondo De Beers, i diamanti Lightbox a basso prezzo si rivolgono al settore degli accessori moda e non al mondo della gioielleria. I dati citati dalla testata americana, però, mettono in dubbio questa affermazione.

Anello Blue Moon
Anello Blue Moon

A ottobre De Beers ha annunciato un calo delle vendite di diamanti del 39% rispetto al trimestre, e del 44% rispetto a un anno fa. L’azienda ha indicato come causa l’incerta economia globale e le tensioni a Hong Kong. Eppure marchi come Bulgari non hanno riscontrato gli stessi problemi. Al contrario i gioielli del gruppo Lvmh si sono venduti di più. Insomma, vendere diamanti creati in laboratorio potrebbe essere stata una mossa poco previdente.

Bracciale con diamante rosa creato in laboratorio
Bracciale con diamante rosa creato in laboratorio

Orecchini con diamanti blu creati in laboratorio
Orecchini con diamanti blu creati in laboratorio







Atelier Swarovski con il principe Dimitri

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Atelier Swarovski con il principe Dimitri di Jugoslavia per una collezione dal sangue blu e diamanti sintetici ♦︎

Atelier Swarovski, il brand di alta gioielleria dell’azienda austriaca, ha annunciato al Couture Show la collaborazione con il principe Dimitri di Jugoslavia. Il principe Dimitri ha fondato la sua azienda di gioielli, Prince Dimitri, nel 2007 dopo 16 anni come vicepresidente senior del dipartimento gioielleria di Sotheby’s e successivamente come capo per la stessa area delle case d’asta Phillips de Pury e Luxembourg. Dalla sua parte il principe designer vanta un albero genealogico illustre: discende da Caterina la Grande, Luigi XIV, Carlo Magno, i Medici, le famiglie reali greche, danesi, italiane, belghe e jugoslave. Insomma, non manca nessuno.

Anelli Atelier Swarovski Prince Dimitri con il nodo Savoia
Anelli Atelier Swarovski Prince Dimitri con il nodo Savoia

La collaborazione tra Atelier Swarovski e Prince Dimitri è centrata su pezzi romantici, ispirati al patrimonio reale europeo del Principe Dimitri. Ma al passo con i tempi: i gioielli, infatti, utilizzano diamanti sintetici, chiamati diamanti Swarovski, e oro riciclato o di provenienza eticamente provata. La parola d’ordine è Conscious Luxury, gioielleria rispettosa di ambiente e sociale.

La collaborazione si è tradotta nella collezione Prince Dimitri Fine Jewelry Collection, che presenta due linee: The Knot of True Love Collection e The Dancing Halo Commitment Collection. La prima comprende anelli, orecchini, collane e bracciali caratterizzati da un design a nodo ispirato allo storico nodo di Savoia, le insegne della casa reale Savoia dal 1434 e parte del patrimonio del principe Dimitri. Il nodo intrecciato è tradizionalmente accompagnato dal motto “si lega ma non vincola”. Dancing Halo include un anello, orecchini e pendente con graziosi boccoli a forma di diamante rotanti. Gli infiniti cerchi sono una celebrazione dell’amore eterno. I pezzi sono realizzati in oro bianco ornato con diamanti creati da Swarovski.

Anelli Atelier Swarovski Prince Dimitri
Anelli Atelier Swarovski Prince Dimitri

“È stato un piacere collaborare con Atelier Swarovski in questa collezione che celebra l’amore attraverso il design sostenibile. La sostenibilità riguarda l’amore per la natura e l’essere buoni con essa. La mia qualità preferita nelle persone è la gentilezza, e questa collezione simboleggia la bellezza dell’amore e della gentilezza”.

Principe Dimitri





Anelli Prince Dimitri con il nodo Savoia
Anelli Prince Dimitri con il nodo Savoia

Atelier Swarovski, orecchini a cerchio con doppio diamante firmati Stephen Webster
Atelier Swarovski, orecchini a cerchio con doppio diamante firmati Stephen Webster

Anello Arc-en-ciel disegnato da Paige Novick per Atelier Swarovski. Diamanti creati da Swarovski per 3,8 ct e Topazio autentico Swarovski; set con 3,65 g di oro rosa 18 carati Fairtrade; creato in esclusiva per Atelier Swarovski Fine Jewelry
Anello Arc-en-ciel disegnato da Paige Novick per Atelier Swarovski. Diamanti creati da Swarovski per 3,8 ct e Topazio autentico Swarovski; set con 3,65 g di oro rosa 18 carati Fairtrade; creato in esclusiva per Atelier Swarovski Fine Jewelry







Nuova pagella per i diamanti artificiali

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Diamanti artificiali classificati come le pietre naturale: lo ha deciso l’autorevole Hrd Antwerp ♦︎

Hrd Antwerp è diventata la principale autorità di oggi nella certificazione dei diamanti. Oltre che ad Anversa, questa istituzione ha laboratori anche a Mumbai e Istanbul, che utilizzano la tecnologia più sofisticata e fanno affidamento sulla vasta esperienza del dipartimento di ricerca interno. Ora Hrd Antwerp ha deciso di compiere un passo che farà discutere: ha iniziato a valutare i diamanti prodotti in laboratorio con lo stesso metodo di quelli naturali. I diamanti sintetici, insomma, saranno classificati secondo i criteri comuni alle pietre naturali per stabilire colore e chiarezza.

Non è un’iniziativa di poco conto: significa compiere un altro passo verso equiparare i diamanti sintetici a quelli naturali.

Analisi di un diamante
Analisi di un diamante

Per il colore, in precedenza i diamanti sintetici erano classificati solo in cinque gradi. Un diamante sintetico era classificato quindi come incolore, quasi privo di colore, debole, molto leggero e leggero. Ora, invece, si passa alle 13 categorie utilizzate per i diamanti naturali, che vanno da D (il più incolore) a M, più NO, PR e SZ. Stesso discorso per la chiarezza: si passa da cinque gradi ai dieci che sono applicati ai diamanti naturali.

La scelta dell’istituto belga costituisce una nuova tappa nella diatriba che verte su come classificare i diamanti nati in laboratorio. Il Gemological Institute of America, Gia, per esempio, finora ha continuato a utilizzare una scala di valutazione limitata, che non considera le canoniche 4 C, dato che il mix della composizione chimica della pietra naturale è leggermente diverso. Ma ha anche prospettato un cambiamento nel prossimo futuro. Seguirà le orme di Hrd Antwerp? Federico Graglia


Anello di fidanzamento Venus in oro giallo e diamante sintetico taglio brillante
Anello di fidanzamento Venus in oro giallo e diamante sintetico taglio brillante

Anello Tyche in oro bianco e diamante sintetico taglio smeraldo
Anello Tyche in oro bianco e diamante sintetico taglio brillante
Diamante sintetico
Diamante sintetico

Solitaire con diamante sintetico. Costa 252 dollari
Solitaire con diamante sintetico. Costa 252 dollari

Diamanti all'ingrosso
Diamanti all’ingrosso







La guerra dei diamanti sintetici

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Scoppia la guerra dei diamanti da laboratorio: De Beers taglia i prezzi del 60%, gli altri produttori la accusano di concorrenza sleale ♦︎

Quando diminuiscono i prezzi è contento chi acquista, ma non è contento chi vende. Non solo, non sarà felice neppure chi ha giù acquistato il prodotto che ora è venduto a un costo minore. E se si tratta di diamanti? È la stessa cosa.

La notizia riguarda i diamanti di laboratorio, sintetici, che sono il fenomeno dirompente nel mondo della gioielleria. L’amministratore delegato di De Beers, Bruce Cleaver, ha dichiarato all’agenzia Reuters che i prezzi all’ingrosso dei diamanti sviluppati in laboratorio sono diminuiti fino al 60% da quando la sua azienda ha iniziato a vendere pietre sintetiche per gioielleria, cioè da settembre.

Il manager paragona il prezzo dei diamanti a quello dei televisori a schermo piatto: all’inizio erano molto costosi, oggi hanno prezzi alla portata di tutti.

Bruce Cleaver
Bruce Cleaver

È davvero questa la storia dei diamanti sintetici? Venduti fino a poco tempo fa con un prezzo solo leggermente inferiore alle pietre naturali, i diamanti sintetici non a caso erano spinti dal marketing dei produttori come prodotti etici. Per produrre diamanti sintetici non occorre scavare montagne, smuovere terra, mobilitare popolazioni del terzo mondo. Ma si potrebbe anche obiettare che per produrre diamanti sintetici occorre un fiume di energia elettrica, che non si crea dal nulla, ma da centrali che consumano petrolio, carbone o uranio. E che il lavoro di minatore è pericoloso e faticoso, ma è sempre meglio di nulla per alcune popolazioni.

In ogni caso, De Beers ha lanciato a settembre il suo marchio di gioielli Lightbox, con diamanti prodotti artificialmente, e ha descritto la decisione come un successo nella sua ultima relazione finanziaria. Altri produttori di diamanti sintetici, però, hanno messo in discussione la strategia sviluppata da De Beers, accusando il marchio di vendere sottocosto. Insomma, la guerra dei diamanti da laboratorio sembra appena iniziata. Federico Graglia


Pendente con diamante sviluppato in laboratorio Lightbox
Pendente con diamante sviluppato in laboratorio Lightbox

Orecchini con diamanti sviluppati in laboratorio Lightbox
Orecchini con diamanti sviluppati in laboratorio Lightbox

Orecchini con diamanti rosa sviluppati in laboratorio Lightbox
Orecchini con diamanti rosa sviluppati in laboratorio Lightbox







Diamanti sintetici contro naturali. Ecco chi vincerà

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L’inarrestabile diffusione dei diamanti sintetici. Abbasserà il valore dei vostri diamanti naturali? Secondo questa analisi… ♦︎

La diffusione dei diamanti sintetici comprometterà il valore dei diamanti naturali? I vostri gioielli acquistati anni fa, con pietre estratte dalla terra, avranno meno valore, visto che diamanti e gemme colorate sintetiche saranno praticamente indistinguibili da quelle vere?

Sono interrogativi legittimi, ora rilanciati da Paul Zimnisky, analista indipendente e consulente per l’industria dei diamanti.

Diamanti sintetici
Diamanti sintetici

Le previsioni sui diamanti

Secondo il calcolo di Zimnisky, nei prossimi anni la vendita di diamanti sintetici si moltiplicherà. Già ora sono prodotti diamanti di qualità migliore anche in colori come il rosa e il blu. La produzione di diamanti in laboratorio per la gioielleria supera 1,5 milioni di carati di diamanti all’anno. E i prezzi dei diamanti sintetici di qualità venduti per la gioielleria sono diminuiti del 30-40% negli ultimi due anni. È un trend destinato a continuare: lo scorso anno il gigante dei diamanti De Beers ha annunciato l’ingresso nel mercato dei diamanti sintetici. E le stime indicano che i diamanti sintetici di De Beers possano avere uno sconto del 65-80% rispetto agli attuali prezzi. Non solo: il maggior produttore di apparecchi che servono a fabbricare diamanti sintetici ha ordini arretrati di un anno.

diamonique ledaotto anello
Anello con diamanti sintetici, argento, placcato rodio

La grande corsa

Leggete bene queste cifre: si stima che l’investimento nei prossimi anni per produrre diamanti sintetici sarà di 1,9 miliardi di dollari. Così il mercato dei gioielli con diamanti di laboratorio dovrebbe aumentare del 22% ogni anno, fino a 5,2 miliardi di dollari nel 2023, per poi salire ancora a 14,9 miliardi di dollari nel 2035, con un tasso di crescita a lungo termine del 9% circa. E questo anche grazie al miglioramento delle tecnologie di produzione, che dovrebbe spingere ulteriormente verso il basso i prezzi. Riassumendo: nei prossimi anni ci sarà un’invasione di diamanti sintetici, grazie alla diminuzione dei prezzi, all’aumento della produzione e all’immagine positiva che hanno queste pietre. I diamanti sintetici, cioè, sono visti come amici dell’ambiente (anche se per produrli in realtà ci vuole moltissimo consumo di energia), visto che non bisogna setacciare le montagne né scavare buchi nella terra per ottenerli.

Gli orecchini con diamanti sintetici indossati da Meghan Markle
Gli orecchini con diamanti sintetici indossati da Meghan Markle

Quanto pesano i diamanti sintetici

L’industria mondiale della gioielleria, sempre nell’analisi di Paul Zimnisky, è stimata in valore a 270 miliardi di dollari. I diamanti creati dal laboratorio rappresentano attualmente il 2% del mercato da 87 miliardi che comprende i gioielli con pietre naturali. Anche in un prossimo futuro i diamanti naturali continueranno a rappresentare la maggioranza di questo mercato. Ma i gioielli con diamanti creati dal laboratorio aumenteranno al 3,4% del 2023 fino al 4,5% entro il 2035. La maggior parte dei gioielli con diamanti sintetici sarà venduta a un prezzo tra 250 e 1000 dollari.

De Beers, anello della linea Celestia
De Beers, anello della linea Celestia

Pietre colorate

Non ci sono solo i diamanti sintetici. Da anni il mondo dei bijoux utilizza anche rubini, zaffiri, smeraldi eccetera creati in laboratorio. A differenza dei diamanti, queste costano pietre costano pochissimo. Quando vedete gioielli con pietre color rubino o color zaffiro vendute a poche decine di euro, state certi che si tratta di imitazioni sintetiche, anche se nella descrizione del bijou questo non è (purtroppo) specificato. L’attuale dimensione di questo mercato è stimata in circa 40 miliardi di dollari. Rispetto alle gemme colorate sintetiche, i diamanti creati dal laboratorio rappresentano meno dell’1%. Ma, dato che il prezzo dei diamanti scenderà, anche la loro diffusione nel settore del fashion bijoux è destinata ad aumentare: i diamanti di laboratorio rappresenteranno il 3% del mercato della gioielleria di moda entro il 2023 e quasi il 7% entro il 2035, con prezzi sotto i 250 dollari. E questo è un altro motivo che potrebbe deprimere il valore dei vostri diamanti.

Orecchini con granati creati in laboratorio, zaffiri rosa
Orecchini con granati creati in laboratorio, zaffiri rosa sintetici

Meno natura

I diamanti naturali rappresentano attualmente più del 95% del mercato dei gioielli con diamanti. Ma la produzione di diamanti naturali è prevista in calo nei prossimi quattro anni. E questo anche perché le miniere di diamanti continuano a esaurirsi e possono esistere ancora pochi depositi non ancora scoperti. Secondo un altro punto di vista, però, questo trend (cioè la diminuzione delle pietre naturali estratte) potrebbe aggiungere valore ai diamanti naturali, nonostante la diffusione delle gemme di laboratorio. Anche perché, secondo l’analista, i consumatori in Paesi come la Cina e l’India potrebbero non percepire i diamanti creati in laboratorio come sostituti di quelli naturali. Insomma, il marketing giocherà una parte importante nel convincere chi acquista un gioiello a scegliere un tipo di diamante piuttosto che un altro. Un diamante è per sempre? Sì, ma di che tipo? Federico Graglia





Orecchini in vermeil, set con pietre create in laboratorio, tra cui due smeraldi a goccia da 5 carati, diamanti bianchi e brown , zaffiri rosa, citrini arancioni con fiori di madreperla intagliati e foglie smaltate dipinte a mano
Anabela Chan, orecchini in vermeil, set con pietre create in laboratorio, tra cui due smeraldi a goccia da 5 carati, diamanti bianchi e brown , zaffiri rosa, citrini arancioni con fiori di madreperla intagliati e foglie smaltate dipinte a mano

Anello in oro bianco e diamante di laboratorio
Anello in oro bianco e diamante di laboratorio

Anello Octagone, in oro rosa e diamanti sintetici
Anello Octagone, in oro rosa e diamanti sintetici

Orecchini della collezione Cachemire
Salvini, orecchini della collezione Cachemire con diamanti naturali

Suzanne Kalan, Starry night, anello in oro rosa e diamanti naturali colorati
Suzanne Kalan, Starry night, anello in oro rosa e diamanti naturali colorati

Anello con diamante da 28,70 carati
Anello con diamante da 28,70 carati







Diamanti sintetici per Meghan Markle

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Meghan Markle indossa un paio di orecchini con diamanti sintetici. E in Gran Bretagna si apre il dibattito ♦︎

La duchessa del Sussex continua a essere anche una influencer in materia di gioielli. Quello che indossa Meghan Markle ha subito un riflesso sulle vendite, anche perché la sposa del principe Harry sceglie spesso gioielli alla portata di tutti.

Ora, però, potrebbe avere peso anche un altro tipo di scelta: quella relativa ai diamanti sintetici.

Meghan Markle con gli orecchini di Kimai
Meghan Markle con gli orecchini di Kimai

Meghan Markle, infatti, durante la sua prima visita come Royal Patron per Smart Works (organizzazione benefica che aiuta le donne disoccupate e vulnerabili), quello che è stato descritto come il suo gioiello «più audace fino a oggi», cioè un paio di orecchini con tre gocce. La marca dei gioielli è Kimai, specializzata in gioielleria etica: gli orecchini sono stati realizzati in oro 18 carati e i diamanti sono ottenuti in laboratorio e costano solo 315 sterline. Un fatto che ha sorpreso molti: sono abbastanza «nobili» i diamanti sintetici? Pare di sì. E forse anche questa volta la scelta di Meghan Markle spingerà molte donne a optare per questo tipo di pietra. La scelta ha già aperto un dibattito sulla stampa britannica e sulle opzioni rappresentate dai gioielli etici. D’altra parte, la più grande azienda di diamanti naturali, De Beers, ha annunciato tempo fa l’apertura di un laboratorio per la produzione di diamanti sintetici.

Dal suo fidanzamento con il principe Harry la duchessa del Sussex ha indossando sempre le ultime tendenze della gioielleria, di marchi come Birks, Missoma e Shaun Leane. E tutte hanno visto un aumento delle vendite grazie alla giovane nuova componente della famiglia reale.





Gli orecchini con diamanti sintetici indossati da Meghan Markle
Gli orecchini con diamanti sintetici indossati da Meghan Markle

Pendente Leaf in oro e diamanti di laboratorio
Pendente Leaf in oro e diamanti di laboratorio

Orecchini Flow di Kimai
Orecchini Flow di Kimai
Collana in oro e diamanti sintetici di Kimai
Collana in oro e diamanti sintetici di Kimai
Anello Wonder in oro e diamanti sintetici
Anello Wonder in oro e diamanti sintetici

Anello Wave