Con Oroarezzo Ieg organizza un incontro per analizzare il mercato orafo e i trend commerciali.
Conto alla rovescia per la nuova edizione di Oroarezzo, fiera organizzata da Italian Exhibition Group (9-12 maggio). Assieme all’evento in Arezzo Fiere e Congressi è 29previsto il il primo congresso internazionale intitolato The Global Outlook 2026 – Mercati globali dell’oreficeria e strumenti concreti per la crescita delle imprese, in programma lunedì 11 maggio (16.00 – 18.30). L’incontro si propone come momento di analisi sui nuovi equilibri del settore orafo-gioielliero, con un focus sulle aree di maggiore crescita e sulle trasformazioni della domanda globale: dalle prospettive dell’accordo di libero scambio commerciale tra Unione europea e India alle rotte commerciali verso Francia e Svizzera, dalla supply chain tra Stati Uniti e Canada fino all’emergere del continente africano.

L’iniziativa è organizzata da Ieg in collaborazione con Confindustria Federorafi, Afemo, Maeci e Ice, con gli interventi esperti di Centro Studi Confindustria, IC&Partners, Confindustria Assafrica & Mediterraneo e Sace. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per intercettare nuovi flussi di domanda e accompagnare le imprese nei processi di diversificazione dell’export, in un contesto internazionale caratterizzato da forte incertezza nel quale si inserisce il lavoro congiunto di filiera promosso da Ieg.
Continuiamo con convinzione a investire su Oroarezzo rafforzando una piattaforma che mette a fattor comune competenze, strumenti e visione strategica. In un contesto così complesso, è sempre più necessario costruire una risposta di sistema: valorizzare le sinergie tra imprese, associazioni e istituzioni è la chiave per accompagnare il settore nelle nuove traiettorie dell’export e generare opportunità concrete di crescita. Grazie a tutti i partner, l’edizione 2026 sarà al servizio delle strategie di diversificazione delle aziende.
Matteo Farsura, a capo delle fiere orafe di Ieg

Secondo Ciro Rapacciuolo, senior economist – Congiuntura e Previsioni Centro Studi Confindustria, «la guerra in Medio Oriente ha causato un balzo del costo dell’energia che, se si rivelasse duraturo nei prossimi mesi, alimenterebbe molto l’inflazione e farebbe salire di nuovo i tassi sul credito per le imprese italiane. La situazione può evolvere in molti modi che analizzeremo assieme grazie al nostro monitoraggio, basato su dati e previsioni. Uno strumento per gli imprenditori per non farsi trovare impreparati».

Per il comparto orafo italiano il 2026 si sta presentando con una situazione internazionale straordinariamente complessa. Alle quotazioni record e all’instabilità delle materie prime preziose, si sono aggiunte le frenate, per ragioni diverse, delle capacità dell’export del gioiello made in Italy verso i tre principali sbocchi come Turchia, Emirati e Usa. Tre Paesi che rappresentano oltre il 40% del totale dell’export orafo. Associazioni e istituzioni sono impegnate a migliorare gli strumenti per l’internazionalizzazione e per questi motivi è ancora più necessario conoscere quali opportunità già oggi esistano verso nuove destinazioni e come utilizzare gli strumenti pubblici per sostenere le imprese nell’approcciare i mercati sia maturi che prospect. Ice e Sace hanno iniziative che possono aiutarci così come ritengo sia prioritario conoscere le grandi potenzialità di alcuni Paesi del continente africano. Proprio per queste ragioni come Confindustria Federorafi abbiamo affiancato Italian Exhibition Group nell’organizzazione del Congresso che, sono certa, sarà un interessante e utile appuntamento per l’industry orafa italiana.
Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Confindustria Federorafi

«Nel 2025 l’import mondiale di oro ha superato gli 800 miliardi di euro, in forte crescita rispetto al 2024», è l’opinione di Roberto Corciulo, founder e Ceo di IC&Partners. «Un dato che, insieme all ’impennata delle quotazioni, conferma il rafforzamento dell’oro come bene rifugio in una fase segnata da incertezza economica e tensioni geopolitiche. Lo scenario accentua la pressione su costi, listini e margini e rende necessaria una diversificazione dei mercati, anche alla luce dei rischi su alcune direttrici tradizionali, come quelle del Golfo. In tale prospettiva, gli accordi commerciali della Ue con India e Mercosur possono aprire opportunità significative anche per il Made in Italy. Il primo, concluso il 27 gennaio 2026, prevede l’eliminazione o la riduzione dei dazi sul 96,6% del valore delle esportazioni europee verso l ’India, con un risparmio stimato di circa 4 miliardi di euro l’anno. Anche sul fronte Mercosur il quadro è in evoluzione favorevole: l’ accordo eliminerà i dazi su oltre il 91% dei beni europei esportati nell’area e l’Interim Trade Agreement si applicherà in via provvisoria dal maggio 2026 tra l’Ue e i Paesi che avranno completato le procedure necessarie».
