È ottimista Raffaella Banchero, amministratore delegato di Tiffany & Co per Italia e Spagna. Lo è per il 2014, per l’anno prossimo e per il nostro Paese. Il perché lo racconta a Giulia Crivelli di Repubblica in occasione del lancio milanese della linea Tiffany T. A darle ragione i numeri: 1,59 miliardi di euro di ricavi nel primo semestre con un con una crescita del 10% mentre l’utile netto di 199 milioni è salito del 31%. Ecco l’articolo.
«Forte di un primo semestre da record e in controtendenza rispetto alla maggior parte delle aziende del lusso, Raffaella Banchero è ottimista sia per l’intero 2014, sia per l’anno prossimo. Amministratore delegato per Italia e Spagna del colosso americano Tiffany, secondo gioielliere al mondo dopo Cartier con un fatturato 2013 di 4 miliardi di dollari (3,18 miliardi di euro ), la top manager genovese è positiva persino sull’Italia: nelle boutique di Milano, Roma e Firenze, dice, sono aumentati gli acquisti di clienti locali, anche grazie alla collezione Tiffany T, nei negozi da pochi giorni e celebrata ieri sera al Pac, il Padiglione di arte contemporanea di Milano.
Come nasce l’idea dell’evento milanese?
Ci è sembrato il modo giusto per presentare la prima collezione disegnata da Francesca Amfitheatrof, che è con noi da circa un anno ed è inoltre il primo direttore creativo donna di Tiffany. Nei prossimi mesi la collezione si arricchirà con orecchini, nuove combinazioni di materiali e modelli, ma questi primi pezzi, nei negozi di tutto il mondo da pochi giorni, stanno bissando il successo delle Tiffany Keys.
In Italia non passa giorno senza nuovi dati, negativi, sui consumi. I vostri negozi in Italia come vanno? E quelli in Spagna?
Gli italiani sono sempre stati trai clienti europei più fedeli a Tiffany, sia per le collezioni in argento, che hanno un target molto ampio, sia per i gioielli più importanti. La crisi non ha cambiato questa situazione e nel 2014 abbiamo visto una ripresa dello scontrino medio. A differenza di quanto accade a molti altri marchi della moda e del lusso, nei nostri sette punti vendita in Italia i tre quarti delle vendite sono agli italiani. Nei negozi di Madrid e Barcellona la maggiore parte dei clienti sono turisti stranieri, però il Paese sta uscendo dalla recessione, grazie alle riforme strutturali che ha fatto, dolorose ma efficaci.

Molti marchi di gioielleria, da Bulgari a Cartier, stanno investendo e soprattutto comunicando sempre di più la loro presenza nell’alta gioielleria. Per Tiffany quanto è importante questo segmento?
Ogni anno, in aprile, presentiamo a New York il Blue Book, pezzi unici di alta gioielleria per una clientela selezionata. Poi, come fanno le altre maison, la collezione, composta di massimo 300 pezzi, fa tappa in Asia e in altri mercati. Per il 2015 c’è un progetto per portarla anche a Milano.
Nel 2014 avete chiuso definitivamente il contenzioso con il gruppo Swatch, legato alla rescissione del contratto di licenza per gli orologi. E ora?
fasce di prezzo, da quella accessibile fino agli orologi-gioiello da donna. Ma non abbiamo fretta, è uno dei progetti ai quali si dedicherà Armfitheatrof nei prossimi mesi.

Pochi mesi fa avete aperto una delle vostre più grandi boutique sugli Champs Élysées, a Parigi. Le prossime tappe?
Ne12015 sarà la volta di Ginevra e non escludiamo relocation o ampliamenti dei negozi esistenti. Stiamo investendo molto anche nel canale internet e l’Italia, in Europa, è il secondo mercato dopo il Regno Unito. Un risultato che consideriamo eccezionale, visto il ritardo che il nostro Paese ha nell’e-commerce. Il segreto, oltre a un sito facilissimo da navigare, è il servizio, ovviamente. Poi ci sono i social network: la pagina Facebook di Tiffany Italia ha 700 mila fan, la maggior parte dei quali giovani, il miglior investimento per il futuro!
Le chiavi della collazione TiffanyKeys sono tra i gioielli più imitati degli ultimi anni. Come affrontate la contraffazione?
Abbiamo un piccolo esercito di avvocati che combatte questa battaglia con noi. Ogni giorno riceviamo segnalazioni di siti che vendono prodotti falsi e o di sequestri di gioielli Tiffany contraffatti su mercati, bancarelle e veri e propri negozi su strada. Non ci arrenderemo mai, ma credo che serva un’alleanza tra marchi del lusso e accordi con i motori di ricerca, come quello siglato dal gruppo Lvmh con Google. I falsi non sono solo un danno economico e d’immagine per le aziende, ma un’espressione dell’economia criminale che tutti dovrebbero avere interesse a sconfiggere».

