Gold Art, collana in oro, lavorazione con cataforesi
Gold Art, collana in oro, lavorazione con cataforesi. Copyright: gioiellis.com

Mazzata dazi per il gioiello italiano

Si prospetta un 2026 incerto per le aziende di oreficeria e gioielleria italiane. Lo indica Mediobanca in uno studio presentato proprio alla vigilia di Vicenzaoro. Il report si intitola Il settore orafo-argentiero-gioielliero in Italia ed è stato condotto su circa 250 aziende con fatturato superiore ai 5 milioni di euro, le cui vendite rappresentano il 90% dell’intero sistema orafo-argentiero-gioielliero italiano. Si tratta, insomma, di un panel completo, con un focus su tre distretti produttivi: Arezzo, Vicenza e Valenza e con un contributo del Centro Studi di Confindustria Federorafi.

Rapporto Mediobanca sulla gioielleria
Rapporto Mediobanca sulla gioielleria italiana

Secondo il centro studi di Mediobanca, il settore ha registrato un fatturato in incremento del +5% nel 2024, anche se con andamenti differenziati. Sono cresciute le aziende nel distretto di Arezzo e di Vicenza (+8% entrambi), ma con un dato negativo per Valenza (-3%). Risultati che sono il frutto dell’export: Arezzo ha visto un aumento del 119,3%, Vicenza del 14,9%, mentre Valenza è scesa dell’1,8%. Ma sono dati che risentono della congiuntura internazionale. L’export del settore è stato influenzato dagli acquisti da parte della Tuchia, per motivi legati alla politica fiscale di quel paese. Nel primo trimestre 2025, infatti, le cose sono cambiate: le aziende di Vicenza segnano +5% di vendite all’estero, mentre Valenza e Arezzo una discesa del 14,4% e del 22,8%.
Non sorprende quindi, che l’effetto dei dazi Usa sia poco salutare per le imprese italiane. Solo il 45% prevede un risultato in aumento per il 2025, mentre il 43% si attende un calo e il 12% un galleggiamento. Arezzo (52%) e Valenza (50%) hanno maggiore ottimismo, mentre Vicenza e le altre aree registrano percentuali più elevate di calo (46% e 41%) rispetto agli incrementi (42% e 35%).

Collana con berilli grezzi e diamanti. Copyright: gioiellis.com
Collana con berilli grezzi e diamanti di Marco Bicego. Copyright: gioiellis.com

L’incertezza è data per il 77,8% dall’instabilità geopolitica e lo spauracchio dei dazi impensierisce il 61,9% delle imprese. Se il 2024 ha visto una crescita significativa dell’export (+41,4%), i primi cinque mesi del 2025 indicano una flessione dell’export del 15,2% (anno su anno), in peggioramento rispetto a -9,1% del primo trimestre. A influenzare negativamente il risultato non sono solo i dazi, ma anche il calo dell’export diretto verso la Turchia che, dopo gli aumenti anomali del 2024 e l’introduzione di contromisure governative, ha registrato una contrazione del 42,2% da gennaio a maggio 2025 anche se resta il 25,8% del totale export. Nella prima metà del 2025 sono cresciute, invece, le vendite estere di periodo dirette negli Emirati Arabi Uniti (+18,5%) e in Svizzera (+15,3%). L’export verso gli Stati Uniti ha registrato una flessione del 18,9% e pesa ormai solo l’8,3% del totale. In calo anche Francia (-20,4%) e Irlanda (-26,8%), Hong Kong (-3,7%). Crescita l’export nei Paesi Bassi, Germania, Regno Unito e Panama. Nel Far East, nel periodo in esame l’export verso Giappone e Cina si è incrementato rispettivamente del +16,4% e del +20,6%.

vicenzaoro sept 24 A copyright gioiellis
Vicenzaoro. Copyright: gioiellis.com

Nel periodo gennaio-maggio 2025, invece, le importazioni di oreficeria hanno registrato un incremento del 3,1%, per 960 milioni di euro. Nonostante ciò, il saldo commerciale del comparto resta positivo, a 4.920 milioni di euro. Ma rispetto allo stesso periodo del 2024, la flessione è del 18%, pari a circa 1.080 milioni di euro in meno.

Secondo l’analisi del Centro Studi di Confindustria Federoarfi, il recente accordo Usa-Ue su dazi al 15% anche ai prodotti orafi potrebbe comportare, soprattutto per le aziende di piccole e medie dimensioni e per il prodotto unbranded, un’erosione fino al 75% del valore aggiunto. Per garantire adeguati margini le aziende dovrebbero aumentare i prezzi negli Usa del 20%.

Lavorazione di gioielli nella factory di Roberto Coin
Lavorazione di gioielli nella factory di Roberto Coin

Un capitolo della ricerca riguarda le tematiche Esg (Environmental, Social e Governance), la cui adozione è inferiore rispetto ad altri settori: solo il 61,5% delle imprese ha avviato iniziative di sensibilizzazione, con picchi significativi nel distretto di Valenza (77,8%), mentre Arezzo (60%), Vicenza (59,1%) e le altre aree (57,1%) si collocano al di sotto della media nazionale. Il 70% delle aziende si impegna nella gestione responsabile delle catene di approvvigionamento, e oltre due terzi è attenta alla riduzione delle fonti fossili, all’uso di energie rinnovabili, alla gestione dei rifiuti e al riciclo.

La ricerca di Mediobanca fotografa anche il settore, che conta circa 1.870 società di capitali, con un’età media di 22 anni. La forza lavoro impiegata nel 2024 è stata pari a circa 19.000 addetti (+3,2% rispetto al 2023), di cui il 51% donne. Ma con grandi differenze: a Vicenza la quota sale al 63%, a Valenza al 54%, nelle aree residuali al 55%, mentre ad Arezzo prevale la presenza maschile (60% uomini, 40% donne). L’85% delle imprese è a conduzione familiare, con consigli di amministrazione composti mediamente da tre membri.

Lavorazione di un bracciale-orologio di Bulgari
Lavorazione di un bracciale-orologio di Bulgari

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