money — Februar 16, 2015 at 1:42 pm

(Italiano) Export a picco, Arezzo shock

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L’allegato «Affari & Finanza» di Repubblica, dedica un allarmato articolo al distretto orafo di Arezzo. Che, secondo quanto riporta il giornale, ha visto precipitare le esportazioni di gioielli del 40% in pochi mesi. Una débâcle che, però, è vista con meno ansia da alcuni, che sostengono come si stia semplicemente tornando ai livelli di qualche anno fa. Cauta, ma preoccupata, anche il neo presidente di Federorafi, Luciana Ciabatti, che indica la strada per recuperare: i Paesi in cui la ricchezza sta aumentando, come Indonesia, Tailandia, Messico. Basterà? Ecco l’articolo firmato Maurizio Bolognini. 

Gold/Italy, evento dedicato al Made in Italy nella produzione orafa, organizzato ad Arezzo
Gold/Italy, evento dedicato al Made in Italy nella produzione orafa, organizzato ad Arezzo

I migliori clienti dell’oreficeria aretina battono in ritirata, ma in soccorso si affacciano vecchi e nuovi compratori. Nel terzo trimestre del 2014 – ma il trend negativo prosegue tuttora – i sudditi degli Emirati Arabi, che nel 2013, avevano comprato quasi la metà dei gioielli in oro esportati da distretto aretino per un valore di 1 miliardo di euro, hanno tagliato gli acquisti del 40% rispetto all’anno prima. E gli algerini, secondi clienti, hanno azzerato lo shopping. Un’emorragia. Compensata dalla crescila di Hong Kong (+27% nei primi nove mesi del 2014) e dal ritorno degli americani, su cui punta il distretto per ripartire. Nei primi anni Duemila si accaparravano il 35% delle esportazioni aretine, ora solo il 9%, ma si spera nell’apprezzamento del dollaro sull’curo, nell’attesa abolizione del dazio sull’oro (al 5,8%) e sulla fame del lusso degli statunitensi, che nel 2014 hanno aumentato del 77% il consumo di gioielli.

Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi
Ivana Ciabatti, presidente di Federorafi

Il salto da un mercato all’altro non è però banale. Serve un rapido aggiornamento di stile: dalle forme voluminose, barocche, etniche, gradite ad arabi e africani, a oggetti dalle linee moderne, essenziali, stilizzale, di gusto occidentale. «Dubbiamo reagire e non subire gli eventi, rivisitare e rilanciare il lifestyle italiano», esorta Luciana Ciabatti, amministratore dell’aretina Italpreziosi e dal 26 gennaio presidente nazionale di Federorafi Confindustria. Il dettaglio, anzitutto, della spaventosa retromarcia del terzo trimestre 2014, quando il valore delle esportazioni dell’oreficeria di Arezzo è calato a 382,4 milioni dai 504,9 dello stesso periodo dell’anno prima. Gli Emirati Arabi hanno dunque ridotto gli acquisti del 39,6%. Gli algerini hanno tagliato del99,2% lo shopping, che nel 2013 era stato spinto a 169,3 milioni di euro dai dazi favorevoli. E poi -14,4% la Turchia, che è il terzo mercato. Male anche la Cina (-91%) in conseguenza della stretta anticorruzione. Una Caporetto, insomma.

Anello d'oro 24 carati
Anello d’oro 24 carati

Fluttuazioni di valore della materia prima, instabilità politica nei Paesi medio orientali e da ultimo il crollo del prezzo del petrolio, sono le cause principali della fuga, proseguita fino a oggi, dei clienti mediorientali. Che ha messo in difficoltà un tessuto economico formato da 1.197 imprese che occupano 8.000 addetti (19,000 con l’indotto) ed esportano per 2 miliardi di euro. Il monitor dei distretti di Banca Cr Firenze evita però drammatizzazioni. «Il calo è in pane un fisiologico ripiegamento rispetto ai brillanti risultati registrati nel corso del 2013 – spiega – quando l’abbassamento del prezzo dell’oro e le buone condizioni economiche avevano fatto esplodere la domanda di gioielli. L’export di Arezzo verso gli Emirati Arabi Uniti sta rientrando sui livelli 2011-2012 e difficilmente si assisterà ad un recupero: la complessa situazione geopolitica del Medio Oriente sembra, infatti in costante peggioramento e inizieranno a stringere maggiormente le capacità di spesa». È in linea l’analisi di Luca Benvenuti, cfo di Unoaerre, storica industria del gioiello di Arezzo, che nel 2014 può vantare export in controtendenza, col segno più e a doppia cifra, dopo aver riannodato il filo con mercati esteri trascurati negli anni di crisi aziendale. «Fino ad agosto-spiega – gli acquisti sono stati scoraggiati dalla crescita del prezzo dell’oro. Dopo, fino a metà novembre, il valore del prezioso è precipitato da 1.300 a 1.140 dollari l’oncia, ma le tensioni in Medio Oriente hanno frenato i compratori. Il problema è che da metà novembre ad ora ci sono stati altri scossoni negativi: il petrolio è ancora sceso e l’oro è tornato sui 1.300 euro l’oncia».

Negozio di gioielleria a Dubai
Negozio di gioielleria a Dubai

Eppure ci sono anche segnali positivi. Il primo è che dopo oltre 15 anni consecutivi di diminuzione della produzione orafa italiana, il 2014 ha segnato un’inversione di tendenza passando da 62,6 tonnellate del 2013 a 86,4. Di questo trend, e a fronte di una domanda mondiale di gioielli in calo, sembra aver beneficiato l’export degli altri distretti italiani, in particolare Valenza, (+23,7% nel terzo trimestre), meno sbilanciati sui mercati medio orientali rispetto a quello toscano, e così per Arezzo è diventato obbligatorio diversificare gli sbocchi. Sugli Usa le speranze ora si incentrano sull’azzeramento dei dazi, che dovrebbe comportare, da solo, un incremento immediato dell’export del 20%, per oltre 1 miliardo di euro. Ma non solo. «Dobbiamo scommettere sui quei 30 Paesi emergenti dove, secondo un o studio di Confindustria, nei prossimi 5 anni emergeranno 200 milioni di nuovi ricchi affamati dei nostri prodotti e dove il nostro business, potrà salire fino a oltre 3 miliardi di euro», sostiene Ivana Ciabatti. «Penso a mercati importanti come Brasile e India, ma anche ad ex repubbliche sovietiche, Europa Orientale, Tailandia, Malesia, Indonesia e Messico, dove siamo poco o per nulla presenti. E auspico anche un rilancio del dialogo per accordi di libero scambio Cina-Ue». Ma c’è anche l’altra sfida. «Dobbiamo – dice Ciabatti – sviluppare marketing e produzione di qualità alta – perché non possiamo competere coi grandi volumi produttivi asiatici – aggregare e far crescere la dimensione delle nostre imprese. Al governo chiediamo che si varino finalmente le riforme attese da troppo tempo e renda più facile la vita alle aziende». Maurizio Bolognini 

Anello d'oro 24 carati
Anello d’oro 24 carati

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